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mercoledì 10 dicembre 2014

Grillo ne espelle due e ne nomina 5


di Mauro Suttora

Oggi, 3 dicembre 2014

Con Beppe Grillo non ci si annoia mai. Una mattina si sveglia e decide che avere espulso un terzo dei suoi senatori in un anno e mezzo non gli basta. Decreta che altri due deputati non avrebbero rispettato le regole del suo movimento sui soldi da restituire, e ricomincia con le purghe. Quelli pubblicano su Facebook le ricevute dei versamenti di metà del loro stipendio. Niente da fare.

La sarda Paola Pinna ha osato donare qualche migliaio di euro alla Caritas di Olbia dopo l'alluvione di un anno fa, invece di buttare i soldi in un fantomatico conto ministeriale per le piccole e medie imprese che non ha ancora erogato un centesimo. «Conflitto di interessi, voto di scambio!», tuonano sui siti del Movimento 5 stelle (M5s) gli "influencer", fedelissimi della società Casaleggio & Associati incaricatidi spargere il verbo. Come se la Caritas fosse la mafia, che ricambierà il favore ricevuto dalla “furba” Pinna.

L'altro reprobo è Massimo Artini, un toscano che appena un mese fa ha mancato per soli dodici voti (44 a 32) l'elezione a nuovo capogruppo dei deputati 5 stelle. Un pezzo grosso, quindi, con un largo seguito. Proprio come Luis Orellana, il senatore che prima della cacciata a marzo era il candidato presidente del Senato del movimento, e poi aveva perso di un soffio con Nicola Morra la guida del gruppo. Insomma, appena rischia di emergere un non fedelissimo a Grillo e a Gianroberto Casaleggio, loro inventano qualche scusa per farlo fuori.

I processi sono una farsa. Anzi, non ci sono proprio. Tre millenni dopo Salomone, i grillini non hanno ancora imparato che prima di giudicare bisogna almeno sentire entrambe le campane. Il diritto alla difesa è sconosciuto in Grillolandia. L'ex comico rovescia sul malcapitato di turno una valanga di accuse, e subito dopo chiede agli iscritti di votare immediatamente sì o no all’epurazione sul sito privato della Casaleggio & Associati. Senza preavviso. 

Nessun controllo esterno sulla regolarità del voto. Nessuna distinzione individuale fra gli imputati, da condannare in blocco come infoibati legati fra loro col fil di ferro. Nessun verdetto dell'assemblea dei parlamentari, come richiesto dal regolamento. Si vota solo fino alle 19, e peggio per chi lavora o non sta sempre appiccicato al telefonino. Giustizia-lampo. Il modello è l'ordalia Gesù/Barabba. Ma loro lo chiamano «giudizio della Rete». Inappellabile.
 
Stessa commedia il giorno dopo. Grillo decide di nominarsi cinque vice. Viola lo statuto del movimento, scritto da lui nel 2009, che all'articolo 4 vieta i dirigenti di partito: «Nessun organismo intermedio fra votanti ed eletti». L'unico non campano è il romano Alessandro Di Battista, ex collaboratore della società Casaleggio. Tutti deputati, nessun senatore.

Quota rosa per Carla Ruocco, bella e borghesissima signora di Posillipo con erre moscia. Gradimento della sua pagina Facebook (termometro della simpatia online): 36mila «mi piace», contro i 185mila della popolana ma popolare Paola Taverna. Gli altri: Luigi Di Maio, Roberto Fico (presidente della commissione Vigilanza di quella Rai che il programma 5 stelle voleva invece privatizzare) e Carlo Sibilia, avellinese complottista convinto che il club Bilderberg governi segretamente il mondo, ma dubbioso riguardo allo sbarco sulla Luna.

Commenta la senatrice marchigiana Serenella Fucksia, 48 anni, medico del lavoro, soprannominata «Sharon Stone a 5 stelle»: «Il direttorio nominato da Grillo? Almeno da fantasma diventa ufficiale. Da movimento ci trasformiamo in partito. Le espulsioni? Assurde nelle motivazioni, e soprattutto nel metodo. Gli scontrini? Una ridicolata. Le regole? Un po' cambiate, un po' ignorate. Dopo il risultato deludente alle europee e alle regionali il metodo appare fragile. Siamo lontani dalla democrazia diretta, e di certo non un modello di vera democrazia. Ma in Italia non ci sono esempi migliori. E gli errori, in un movimento nuovo, sono inevitabili».

In rete questa volta gli attivisti si scatenano contro i dirigenti nominati dall'alto, non votati, da ratificare in blocco. I server privati della Casaleggio annunciano un sospetto 90% di sì. Ma davanti alla villa di Grillo a Marina di Bibbona (Livorno) i militanti protestano. Fra loro, perfino la compagna del neosindaco 5 stelle di Livorno. Con Grillo non ci si annoia mai. Però i suoi adepti non si divertono più.
Mauro Suttora

venerdì 21 marzo 2014

i partiti sono democratici?

Modero questo convegno a Milano sabato 29 marzo.
È importante la democrazia interna nei partiti? Perché? Basta avere un leader forte (Renzi, Grillo, Berlusconi), o un partito ha bisogno di qualcos’altro? E la democrazia ha bisogno di partiti, o può farne a meno? E’ possibile la democrazia diretta?


mercoledì 26 febbraio 2014

L'Infoibata dei Quattro

Pubblico questo video di autodifesa dei Quattro Dissidenti (i senatori 5 stelle Orellana, Bocchino, Battista, Campanella) e questo video di Orellana, visto che quasi tutti i principi elementari di civiltà giuridica sono stati violati dall'ordalia online apparecchiata oggi dalla ditta Casaleggio & Associati srl:

1) La responsabilità (penale, politica) è personale. I quattro, invece, vengono infoibati collettivamente, senza possibilità di voto disgiunto. Il che, per me figlio di profughi istriani già oggetto di questo metodo stalinista nel 1945/47, è piuttosto irritante.
2) Nessun reato senza legge
3) Nessuna pena senza reato
4) Contraddittorio prima della sentenza
5) I reati d'opinioni non sono punibili

poi, le scorrettezze più interne al M5S:
6) Assemblea "congiunta" dei parlamentari convocata con sole 24 ore d'anticipo
7) Mancata convocazione preventiva dell'assemblea dei senatori
8) Nessuna "condanna" ha raggiunto la maggioranza dell'assemblea (79 su 156)
9) Processo con modalità a dir poco sommarie, tempi limitati (ghigliottina)
10) Assemblea parlamentari finita a mezzanotte, voto online dopo 10 ore
11) Nessun controllo indipendente sul voto online
12) Elenco dei giurati (votanti sul blog di Casaleggio) segreto

ricordo inoltre le parole pronunciate da Casaleggio appena due settimane fa, il 13 febbraio a Roma: "Niente espulsioni, non siamo stalinisti".

Infine, quanto alla comica pretesa di giustizia spontanea "del popolo" (la "base", il "territorio"), rimando ai due post precedenti di questo blog:
farsa di Trieste contro Battista
farsa di Pavia contro Orellana

Su Campanella e Bocchino non ho approfondito, ma anche a Palermo le assemblee della "base" sono state fittizie, e teleguidate da amici e parenti di deputati m5s.

venerdì 21 febbraio 2014

Incredibile: dipendente di Casaleggio vuole espellere senatore m5s

Due persone hanno attaccato il mite senatore 5 stelle Luis Orellana il 7 febbraio 2014 a Pavia ( http://www.youtube.co...­ ) nell'assemblea di pochi intimi che lo avrebbe "sfiduciato".

Dal minuto 4 e 40 al minuto 8 parla Maurizio Benzi, dipendente della Casaleggio & Associati srl (lo Staff anonimo che vorrebbe comandare a bacchetta il movimento). Cioè proprio uno di quelli che Orellana educatamente contesta da mesi, esprimendo "perplessità" (reato d'opinione passibile d'espulsione, nel simpatico mondo grillino).

Ricordo che Orellana non è l'ultimo arrivato, visto che nel marzo 2013 era il candidato ufficiale del M5s alla carica di presidente del Senato 

Dal minuto 24 parla invece Serafino Centenaro, secondo dei non eletti al Senato in Lombardia, che subentrerebbe a Orellana in caso di dimissioni. Un conflitto di interessi grande come una casa.


Risultati parlamentarie del dicembre 2012 a Pavia:
Luis Orellana 136 voti
Maurizio Benzi (lavora per Casaleggio & Associati srl) 97 voti
Serafino Centenaro 68
Guarda caso, Benzi e Centenaro hanno fomentato la rivolta della mitica "base" di Pavia. Ma solo due settimane DOPO l'assemblea linkata sopra, che non aveva l'espulsione di Orellana all'ordine del giorno e quindi non ha deciso nulla in questo senso. 

I comunisti mettevano a morte in nome del "proletariato", ora c'è il "territorio".

Consiglio la visione di tutta la riunione, permeata di un dolciastro sapore misto fra inquisizione, ipocrisia da suore in convento, caserma, asilo infantile e stalinismo ai quattro formaggi. Dagli al "dissidente": osa pensare e parlare con la propria testa

martedì 19 novembre 2013

Fronda M5S: Casaleggio non ci fa decidere


Fronda M5S: Grillo e Casaleggio non ci fanno decidere


di Annalisa Cuzzocrea - La Repubblica

ROMA - Un giro di e mail vorticoso. Una serie di attacchi alla Comunicazione e a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: «Vogliono trasformarci in un partito come gli altri, dove gli iscritti al blog hanno lo stesso ruolo dei tesserati, dove alla fine chi comanda sono sempre i capi».

È un senatore di quelli che di solito non si espongono troppo a riassumere così gli ultimi giorni di liti on line nel gruppo dei 5 stelle al Senato. Liti che nascono dall'uso della tanto sofferta piattaforma, l'applicazione che doveva consentire di prendere decisioni dal basso, e che per ora si è rivelata un bluff. Impedisce ai parlamentari di fare proposte di legge che non siano certificate dal blog, ma non dà loro modo di interagire davvero con la base perché non esiste una gerarchia dei suggerimenti, non c' è un sistema che metta più in alto i più votati e accantoni quelli inutili. 

«Io non posso leggere 10mila commenti per capire cosa vogliono gli iscritti, è una farsa», lamenta un "portavoce". E non è il solo. A protestare apertamente sono i senatori da tempo più critici: Fabrizio Bocchino, Maria Mussini, Monica Casaletto, Elena Fattori, Lorenzo Battista. «L'unica persona che può decidere quale strumento informatico usare è Casaleggio, che in assemblea con noi si è confrontato solo per dire che sarebbe andato via se sostenevamo un governo con il Pd», si legge in un'e mail. E un' altra: «Gli attivisti certificati sono 70mila, quindi meno dell' 1 per cento di coloro che hanno scelto di mettere il loro futuro nelle nostre mani. Statisticamente insignificante a convogliare le richieste di coloro di cui noi dovremmo essere la voce». 

Molti parlamentari contestano proprio l'individuazione della "base" in nomi che sono conosciuti solo dalla Casaleggio Associati: «Per quello che siamo dovremmo muoverci in una situazione di trasparenza assoluta. Dovremmo sapere con precisione quanti e chi sono gli iscritti, nessuno di noi vuole far parte di una società segreta». E ancora: «Io continuerò a chiedere un incontro con Casaleggio, voglio capire da lui perché non va bene la piattaforma di Barillari (candidato alla Regione Lazio, ndr) in sperimentazione all' europarlamento. Però vorrei risposte reali e un reale confronto, non un passaparola tra generali e caporali tremebondi». 

Era già successo un paio di settimane fa, quando dopo il divieto di streaming imposto dallo staff al gruppo del Senato per una riunione, contro Claudio Messora (di cui alcuni vogliono le dimissioni) si erano scatenati a chiedere: «Come fai a parlare di giurisdizione? Noi saremmo sotto la giurisdizione di qualcuno? Quando è stato deciso?». E quando un gruppo, capitanato da Laura Bignami e Luis Orellana, era andato a fare queste rimostranze a Grillo, alla fine della sua giornata al Senato, e si era sentito rispondere: «Non sono venuto qui per farmi processare». 

Sono dodici quelli che hanno deciso di star buoni fino al V Day del 1° dicembre, ma di chiedere spiegazioni a voce alta subito dopo. Francesco Campanella non ha partecipato alle liti via mail, ma non teme di dire che così non va: «Grillo e Casaleggio hanno disatteso la promessa di democrazia dal basso su cui si fonda il Movimento».

link all'articolo di Annalisa Cuzzocrea

martedì 5 novembre 2013

Urla e niente streaming al Senato

M5S, scoppia ‘parentopoli’ al Senato. ‘No a streaming, diamo immagine negativa’

Urla e polemiche durante la riunione degli eletti a Palazzo Madama, che hanno discusso il caso delle senatrici Barbara Lezzi e Vilma Moronese. Entrambe sono finite 'sotto accusa' per avere assunto come assistenti dei parenti. Messora, responsabile della comunicazione, avrebbe impedito la diretta web

Il caso Parentopoli scoppia nel Movimento 5 Stelle. Urla, accuse e polemiche hanno acceso la riunione dei senatori M5S che, secondo quanto si apprende, si è concentrata sul caso di Barbara Lezzi e Vilma Moronese, entrambe ‘sotto accusa’ per avere assunto come assistenti dei parenti: la Lezzi ha assunto la figlia del compagno e la Moronese ha assunto il proprio compagno. Entrambe le senatrici si sono difese, con toni molto accesi, sostenendo di non aver violato alcuna regola dal momento che i due compagni non sono conviventi. Ma su questo punto molte le repliche piccate di chi è sposato: “Allora devo divorziare per poter assumere anch’io la mia compagna?”, ha chiesto sarcastico un senatore 5 stelle. La senatrice Moronese è stata vista uscire in lacrime dalla riunione.
L’assemblea ha dibattuto per due ore sull’opportunità di andare in diretta streaming. Ma alla fine si è votato per il no e c’è chi accusa Claudio Messora, responsabile comunicazione M5S, di averlo impedito con tanto di mail rivolta a tutti i senatori. “Questa volta niente streaming, così diamo un’immagine negativa”, avrebbe scritto. E così è andata. La richiesta dello streaming era stata avanzata da Luis Alberto Orellana che voleva discutere di “strategie politiche del Movimento” che è al quarto punto dell’odg da tempo, ma anche stavolta non si è arrivati a parlarne. Poi la riunione è proseguita con scambi di accuse.
La capogruppo a Palazzo Madama Paola Taverna ha deciso di andar via per dedicarsi al lavoro sulla mozione di sfiducia alla Cancellieri (depositata stasera a Palazzo Madama) in vista di domani. Nel corso dell’assemblea una senatrice ha chiesto “trasparenza” ed un’altra ha risposto contrattaccando sul fronte delle spese rendicontate. “Ma come si fa a spendere 1.800 euro per spese di abbigliamento? Allora sì chiedo trasparenza anch’io, così si infrange il Regolamento”.
 Un’altra senatrice, accorata, ha urlato: “Non intendo crocifiggere nessuno ma non si può continuare su questa strada. Qui continua un clima vessatorio e ricattatorio, lo trovo disgustoso e avvilente. Qui c’è doppiezza”. E un’altra senatrice, rivolgendosi ad un collega, lo ha apostrofato: “Vergogna, siamo finiti sui giornali per colpa tua”. Un senatore 5 stelle ha chiesto: “Ma è possibile che qui dentro dobbiamo sempre attaccarci?”. 
La Taverna ha parlato di “ipocrisia che sta da più parti”. Un senatore ha cercato di riportare la calma: “Cerchiamo di non farci del male. Non massacriamoci. Così diamo un’immagine sbagliata del Movimento”. L’assemblea alla fine non ha deciso come comportarsi in futuro per evitare nuovi casi di ‘parentopoli’ anche se qualcuno aveva chiesto regole certe per evitare nuove discussioni. Il dibattito, quindi, resta aperto.