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venerdì 11 settembre 2015

Porro: Lezzi sì, Taverna no

Nicola Porro, conduttore di Virus (Rai2), intervistato da Italia Oggi il 10 settembre 2015:  
(…)
D. I grillini, che hanno cambiato attitudine verso la tv, le interessano?
R. Su di loro ho un'idea precisa: alcuni di loro che sono arruffa popolo, sono figli di una cultura antagonista. E quelli, da me, hanno pessimo risultato, perché il mio pubblico non la vuole sentire da nessuno. Però...
D. Però?
R. Però una parte del M5s cerca di raccontare bene i motivi, le prese di posizione e si sta sganciando da un tic allucinante, che è il veleno della politica moderna, ossia che una cosa è autentica «perché l'ho letta su Internet». Ecco, quella è vera classe dirigente, è già entrata nel palazzo.
D. Insomma un Luigi Di Maio lo vedremo a Virus mentre non ci sarà Alessandro Di Battista.
R. Perfetto. Come vedrà una Barbara Lezzi e non certo una... Non mi viene in mente un analogo femminile di Di Battista.
D. Facciamo un'altra romana come Paola Taverna? 
R. Ah, perfetta. Lezzi sì, Taverna no.
(…)

giovedì 16 gennaio 2014

Scanzi: Yoko Casaleggio


M5S, Renzi, Casaleggio e la ‘democrazia diretta’

Il Fatto Quaotidiano
Il Movimento 5 Stelle rischia molto nel rifiutarsi di vedere le carte di Matteo Renzi, ancor più quelle sulla legge elettorale. Una tale linea politica è stata accompagnata anche da discrete castronerie costituzionali, tipo “questo Parlamento è illegittimo” o “il Mattarellum va ripristinato automaticamente perché è l’ultima legge promulgata da un Parlamento legittimo”. Macché. La Consulta ha detto che questo Parlamento è legittimo (bruttino, ma legittimo) e – come scritto da Travaglio e dal sottoscritto – a essere ripristinato automaticamente non è il Mattarellum ma ilproporzionale puro del 1992.
Ieri Gianroberto Casaleggio ha incontrato a Roma alcuni parlamentari M5S. Ha detto che quelle di Renzi sono proposte “astratte ed evidentemente incostituzionali” e che “esiste già un testo M5S e gli unici fino ad ora a depositare una proposta innovativa e fatta bene siamo stati noi”
Casaleggio ha due caratteristiche. La prima è che, chissà perché, ci tiene molto a essere il frontmandella cover band di Yoko Ono. La seconda è che ha sempre questo approccio allegramente democratico secondo cui o la pensi come lui o sei un cretino amico della casta. Il fatto che la maggioranza degli elettori voti M5S “nonostante Casaleggio” e ritenga che la sua cosa migliore sia l’acconciatura, evidentemente non lo tocca. Anche Grillo è spesso criticato, ma la sua figura resta ancora decisiva e sostanzialmente aggregante: gli si riconosce non solo la fama ma anche la coerenza passionale, che lo porta talora a derive odiosamente incazzose. 
Casaleggio è assai meno amato. E Casaleggio sbaglia in continuazione: per lui Il Fatto Quotidiano avrebbe chiuso subito, per lui la lista civica destrorsa “Per Settimo” di Vito Groccia era il futuro (giugno 2004, Yoko Casaleggio prese sei voti: trionfo), per lui il nome a Napolitano non andava fatto, per lui il reato di clandestinità non andava abolito, per luilo Ius Soli è il Male o quasi. Proprio non ce la fa ad accettare che la maggioranza di chi vota M5S appartiene ai delusi di sinistra, asserzione banalmente inconfutabile che però cruccia anche brave senatrici come Barbara Lezzi (mi ha dedicato una bella replica; le ho risposto; e al secondo suo intervento aveva già terminato gli argomenti. Peccato, ma resta brava). 
Casaleggio è per certi versi un Darko Pancev convinto di essere Van Basten. Sbaglia come tutti, forse anche di più. Ma è certo persona molto intelligente, acuta, scaltra. Senza di lui il Movimento 5 Stelle non sarebbe mai nato. Le sue affermazioni di ieri aiutano a capire la dinamica di una forza politica inedita, che continua a far scrivere bischerate titaniche ai “fenomeni” del giornalismo italiano. Casaleggio ha ribadito che la legge elettorale arriverà dalla base, attraverso una consultazione online cominciata ieri con l’intervento arguto di Aldo Giannuli. La consultazione terminerà a fine febbraio e solo allora si saprà quale legge elettorale vuole veramente il Movimento (anche se un testo esiste già, come è esistito l’appoggio alla mozione Giachetti). 
Tale aspetto è decisivo: il Movimento 5 Stelle non fa nulla senza consultare la Rete. Per questo, ad esempio, non venne proposto il nome di Rodotà o Settis o Zagrebelsky a Re Giorgio Napolitano: perché era un nome “ufficioso”, non deciso dalla base. E’ questo il tentativo, o forse il sogno, della“democrazia diretta”. Una democrazia diretta che, secondo Casaleggio, si è già vista proprio con il referendum sul reato di clandestinità
Non concordo con Travaglio quando dice che la consultazione è stata giustamente fatta senza preavviso per evitare attacchi hacker: mi pare una scusa debole e proprio la mancanza di preavviso ha forse contribuito alla scarsa affluenza (neanche un quarto degli aventi diritti al voto). Continuo a lamentare l’assenza di una piattaforma realmente trasparente, che servirebbe anzitutto per le imminenti europarlamentarie, altrimenti qualcuno dirà (certo sbagliando) che “Casaleggio si sceglie i candidati”. E 25mila votanti restano pochi per parlare di democrazia diretta compiuta e per decidere la linea di una forza votata undici mesi fa da quasi nove milioni di elettori. 
Attenzione, però: 25mila sono pochi, ma non sono niente. La democrazia diretta del M5S è embrionale ma quantomeno in itinere: quantomeno inseguita. La consultazione online può essere criticata da osservatori neutrali, non certo da chi milita o vorrebbe militare (tifosi, giornalisti, giornalai) nel Pd: ha forse chiesto il Pd alla base se voleva Napolitano o Rodotà al Quirinale? Ha forse chiesto il Pd alla base se voleva o no il finanziamento degli F35, se voleva la conferma di Alfano e Cancellieri, se vuole l’allontanamento della De Girolamo? 
Il Pd si rifà trucco e verginità ogni tanto con qualche lodevole e plebiscitaria Primaria; poi però continua a fregarsene anzitutto del suo stesso elettorato. Umiliandolo, sconfessandolo. Il M5S, se non altro, ci prova. Riconoscerlo non è reato, e magari giova anche alla vilipesa onestà intellettuale di questo paese. E’ un percorso del tutto nuovo per la politica italiana, che va seguito con interesse.

martedì 5 novembre 2013

Urla e niente streaming al Senato

M5S, scoppia ‘parentopoli’ al Senato. ‘No a streaming, diamo immagine negativa’

Urla e polemiche durante la riunione degli eletti a Palazzo Madama, che hanno discusso il caso delle senatrici Barbara Lezzi e Vilma Moronese. Entrambe sono finite 'sotto accusa' per avere assunto come assistenti dei parenti. Messora, responsabile della comunicazione, avrebbe impedito la diretta web

Il caso Parentopoli scoppia nel Movimento 5 Stelle. Urla, accuse e polemiche hanno acceso la riunione dei senatori M5S che, secondo quanto si apprende, si è concentrata sul caso di Barbara Lezzi e Vilma Moronese, entrambe ‘sotto accusa’ per avere assunto come assistenti dei parenti: la Lezzi ha assunto la figlia del compagno e la Moronese ha assunto il proprio compagno. Entrambe le senatrici si sono difese, con toni molto accesi, sostenendo di non aver violato alcuna regola dal momento che i due compagni non sono conviventi. Ma su questo punto molte le repliche piccate di chi è sposato: “Allora devo divorziare per poter assumere anch’io la mia compagna?”, ha chiesto sarcastico un senatore 5 stelle. La senatrice Moronese è stata vista uscire in lacrime dalla riunione.
L’assemblea ha dibattuto per due ore sull’opportunità di andare in diretta streaming. Ma alla fine si è votato per il no e c’è chi accusa Claudio Messora, responsabile comunicazione M5S, di averlo impedito con tanto di mail rivolta a tutti i senatori. “Questa volta niente streaming, così diamo un’immagine negativa”, avrebbe scritto. E così è andata. La richiesta dello streaming era stata avanzata da Luis Alberto Orellana che voleva discutere di “strategie politiche del Movimento” che è al quarto punto dell’odg da tempo, ma anche stavolta non si è arrivati a parlarne. Poi la riunione è proseguita con scambi di accuse.
La capogruppo a Palazzo Madama Paola Taverna ha deciso di andar via per dedicarsi al lavoro sulla mozione di sfiducia alla Cancellieri (depositata stasera a Palazzo Madama) in vista di domani. Nel corso dell’assemblea una senatrice ha chiesto “trasparenza” ed un’altra ha risposto contrattaccando sul fronte delle spese rendicontate. “Ma come si fa a spendere 1.800 euro per spese di abbigliamento? Allora sì chiedo trasparenza anch’io, così si infrange il Regolamento”.
 Un’altra senatrice, accorata, ha urlato: “Non intendo crocifiggere nessuno ma non si può continuare su questa strada. Qui continua un clima vessatorio e ricattatorio, lo trovo disgustoso e avvilente. Qui c’è doppiezza”. E un’altra senatrice, rivolgendosi ad un collega, lo ha apostrofato: “Vergogna, siamo finiti sui giornali per colpa tua”. Un senatore 5 stelle ha chiesto: “Ma è possibile che qui dentro dobbiamo sempre attaccarci?”. 
La Taverna ha parlato di “ipocrisia che sta da più parti”. Un senatore ha cercato di riportare la calma: “Cerchiamo di non farci del male. Non massacriamoci. Così diamo un’immagine sbagliata del Movimento”. L’assemblea alla fine non ha deciso come comportarsi in futuro per evitare nuovi casi di ‘parentopoli’ anche se qualcuno aveva chiesto regole certe per evitare nuove discussioni. Il dibattito, quindi, resta aperto.

Pranzi da 1.300 euro al mese

I GRILLINI PIU' VORACI DEL PD

Ecco i rimborsi spese del M5S in Parlamento: dal vitto del deputato Fico all'affitto da 12mila euro di Marta Grande
di Paolo Bracalini
Il Giornale, 5 novembre 2013 
Più di 1,5 milioni di euro restituiti dai parlamentari M5S nei primi 75 giorni di legislatura, ligi all'impegno preso dal leader Beppe Grillo («Restituiremo quel che non serve della diaria, chi non ci sta è fuori»), non senza diversi mal di pancia sul quantum di diaria da tenere, poi rientrati.

Un bel risparmio di soldi pubblici. Ma è talmente generoso il Parlamento italiano coi suoi senatori e deputati, che anche con gli «avanzi» i parlamentari M5S si sono pagati parecchie spese. Il rendiconto - anche qui, nota di merito per i grillini - lo pubblicano loro stessi sul sito dei gruppi, piuttosto dettagliato. Si scoprono così, tra i noleggi di biciclette, la pizza coi colleghi e i rimborsi del bus, anche uscite più consistenti.
Come quelle di Marta Grande, giovane deputata M5S, finita sui giornali per le polemiche sulle lauree vantate nel suo curriculum. Ebbene, la Grande dichiara nel suo rendiconto di aver speso, per il periodo marzo-aprile, 12.912 euro, e di averne restituiti 2.692. A far lievitare il bilancio della deputata è quasi interamente l'affitto di casa a Roma (anche se lei è di Civitavecchia, 1h di treno). 
Alla voce «alloggio» si legge infatti 12.365 euro per marzo-aprile. A maggio la spesa si riduce, ma non diventa bassa: 1.800 euro di affitto (il canone per un bilocale nel centro storico della Capitale). E, sempre a maggio, si aggiungono 2.178 euro per «Spese Alloggio Iniziali (Albergo - Caparre - costi di Agenzia immob.)», che quindi erano escluse dal megaconto di marzo-aprile, e poi 2.197 di spese «varie».
Il deputato Antonio Ferraresi invece, sempre per «alloggio», spende 1.150 euro a marzo-aprile, e 2.512,50 a maggio (a cui aggiungere 3.690,00, per entrambi i periodi, per «Collaboratori e spese ufficio»). Si superano abbondantemente i mille euro mensili di affitto per molti altri parlamentari grillini (il deputato Nicolò Romano paga 1600 euro, la Rostellato 1300 euro, la deputata Terzoni più di 1.700 euro, il senatore Giarrusso 1.640 euro, più 740 euro per «allestimento appartamento-accessori» e 440 euro per «allestimento appartamento-materiali consumo»). Si direbbe che il progetto iniziale di dividere le case in due o tre, per risparmiare soldi pubblici, sia stato accantonato (come fu per i leghisti vent'anni fa).
Altre spese talvolta fuori dallo standard grillino riguardano il vitto. A Roma, in zona Camera, i ristoranti non sono economici. Si spiegano così i 1.312,08 euro spesi per «vitto» da Roberto Fico, presidente della Vigilanza Rai, nel mese di maggio, più i 1.152,99 di marzo-aprile? 
Più dietetico il vitto di Paola Taverna, capogruppo M5S al Senato, che a maggio ha speso per pranzi e cene 828 euro. Il senatore Fabrizio Bocchino ha speso tra marzo e aprile 1.814,70 per «Abbigliamento e lavanderia» più 848 euro per «Taxi/Trasporti/Telefono», mentre 234 euro li ha spesi Giarrusso per far pulire il suo appartamento a maggio. 
La senatrice Laura Bottici, che spende 2mila euro di alloggio, si è comprata un computer (999 euro) per lavorare meglio, mentre Maurizio Buccarella mette tra le spese il «linea Internet a casa» (154 euro) e la benzina spesa con la sua auto. 
Chi ha un qualche ruolo, ma spesso anche chi non ce l'ha, si fa aiutare da collaboratori. Alessandro Di Battista, vicepresidente della Esteri: 3.618 euro a maggio per «Collaboratori e spese ufficio». 
In totale il M5S alla Camera ha speso, da marzo ad agosto, per i suoi collaboratori e dipendenti, 623mila euro. Su un bilancio che si compone di 2,2 milioni di finanziamento dalla Camera e 664.557 euro di spese, per un avanzo di 1,6milioni. Anche al Senato la voce di spesa più alta è per i 26 dipendenti più 2 collaboratori. Tra cui - scrive L'Espresso -, come aiutante della senatrice Barbara Lezzi, la figlia del suo fidanzato («lo hanno fatto tanti di noi»).

Intanto, arrivano dettagli - stavolta dalla Procura di Bologna -, sulle spese pazze dei consiglieri regionali in Emilia Romagna. E si scopre che i due consiglieri M5S hanno fatto fuori in cene, a testa, 9mila euro. Più dei consiglieri Pd (6mila euro).