bella intervista, sincera, senza l'insopportabile propaganda tipica dei "politici" (di professione)
Taverna: "Tor Sapienza? Noi M5S non abbiamo capito"
L'ex capogruppo dei 5 stelle al Senato dopo la lite nel quartiere di Roma: "Non è colpa dei romani. Bruttissimo il paragone con i politici"
di Annalisa Cuzzocrea
Repubblica, mercoledì 19 novembre 2014
ROMA. Paola Taverna parla con lo stesso accento di chi la periferia romana la conosce bene. Forse per questo, non si aspettava le contestazioni di Tor Sapienza. Il giorno dopo la brutta serata, l'ex capogruppo dei 5 stelle al Senato non è pentita di quella che alcuni suoi colleghi - a bassa voce, alla buvette - definivano ieri "una passerella mediatica andata male". "Non abbiamo litigato, è stato un faccia a faccia, ci dovevamo annusare e riconoscere - dice lei, salita alla ribalta, per la prima volta, grazie a una poesia in romanesco contro i "dissidenti" - Quello che avete sentito in quei video è il linguaggio di borgata , quello m'ha imbruttito, e io gli ho imbruttito, muso a muso. Nun c'ho paura".
Come sta dopo essersi sentita dire che lei è un politico, e che il Movimento 5 Stelle non è la Caritas?
"Io quelle zone le vivo, e quelle persone non le avevo mai viste. Già oggi, mi sono arrivate centinaia di email che mi dicono: "Torna, vieni, facciamo un'agorà"".
Tornerà?
"Passato questo momento di rabbia, certo. Sono contenta che si siano accesi i fari sulle periferie, anche se lì lo scontro non era motivato, sono anche andata a visitare il centro di accoglienza... qualcuno ha soffiato sul fuoco".
Chi?
"Associazioni di quartiere, persone che volevano distogliere l'attenzione dalla zona. In quei vialoni c'è lo spaccio, lì hanno infilato tutta la monnezza di Roma. Davanti a quel campo Rom passo da vent'anni, ma coi ragazzi del Movimento che stanno lì mi sono incazzata: ho detto "stiamo sbagliando qualcosa, questa roba la dovevamo percepire". Poi però lo so che non è colpa loro, che le cose sfuggono di mano".
Com'è stato, sentirsi identificare con la casta?
"Bruttissimo. Da quando sono qui dentro ho lottato per mantenere la mia identità. Non prendo 14mila euro al mese, noi restituiamo, ma anche 3000 in vita mia non li avevo mai avuti. Non mi ero resa conto che la gente fuori ci vede come loro. Non riusciamo a far passare quello che facciamo. Sono due anni che mi batto per far passare la mia legge sullo screening neonatale".
Avete fatto degli errori?
"Renzi ci ha tagliato le gambe con la decretazione d'urgenza, e siamo stati fagocitati del sistema. Dobbiamo cambiare, portare nei palazzi tre temi nostri: il reddito di cittadinanza, il no all'euro, un altro, ma poi tornare in mezzo alla gente. Perché senza un partito vero e senza aver dietro i cittadini siamo un ibrido che non va da nessuna parte".
Lei è arrivata tardi a Tor Sapienza, le è stato chiesto di andare a nome del Movimento?
"Sono andata di mia iniziativa, e non l'ho fatto subito perché non volevo la ribalta mediatica. Volevo parlare con i cittadini, dire loro di andare a farsi sentire in consiglio comunale, di non delegare il primo che passa. Non mi frega chi votano".
Pentita?
"Non mi sarei mai perdonata di non averci messo la faccia. È facile andare dove si ricevono applausi, ma io sono così: sò vera, e so che alla fine la mia verità passa. Accetto le critiche. Alcune ce le siamo meritate: una volta capito di essere finiti in un ufficio delle carte perdute - perché questo è - bisognava stare più sulla strada, e meno nei palazzi".
La Grillologia è diventata una scienza (non esatta). La seconda forza politica italiana viene studiata da politologi e sociologi. Il M5s (Movimento 5 stelle) è un fenomeno unico al mondo: nessun partito ha preso il 25% alle prime elezioni.
Questo blog indipendente archivia articoli sull'argomento.
Sono un grillologo, a volte grillofilo, a volte grillofobo. Il mio primo articolo su Grillo politico è del 1998. Il primo sui grillini, del 2007.
Mauro Suttora
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giovedì 20 novembre 2014
martedì 19 novembre 2013
Fronda M5S: Casaleggio non ci fa decidere
Fronda M5S: Grillo e Casaleggio non ci fanno decidere
di Annalisa Cuzzocrea - La Repubblica
ROMA - Un giro di e mail vorticoso. Una serie di attacchi alla Comunicazione e a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: «Vogliono trasformarci in un partito come gli altri, dove gli iscritti al blog hanno lo stesso ruolo dei tesserati, dove alla fine chi comanda sono sempre i capi».
È un senatore di quelli che di solito non si espongono troppo a riassumere così gli ultimi giorni di liti on line nel gruppo dei 5 stelle al Senato. Liti che nascono dall'uso della tanto sofferta piattaforma, l'applicazione che doveva consentire di prendere decisioni dal basso, e che per ora si è rivelata un bluff. Impedisce ai parlamentari di fare proposte di legge che non siano certificate dal blog, ma non dà loro modo di interagire davvero con la base perché non esiste una gerarchia dei suggerimenti, non c' è un sistema che metta più in alto i più votati e accantoni quelli inutili.
«Io non posso leggere 10mila commenti per capire cosa vogliono gli iscritti, è una farsa», lamenta un "portavoce". E non è il solo. A protestare apertamente sono i senatori da tempo più critici: Fabrizio Bocchino, Maria Mussini, Monica Casaletto, Elena Fattori, Lorenzo Battista. «L'unica persona che può decidere quale strumento informatico usare è Casaleggio, che in assemblea con noi si è confrontato solo per dire che sarebbe andato via se sostenevamo un governo con il Pd», si legge in un'e mail. E un' altra: «Gli attivisti certificati sono 70mila, quindi meno dell' 1 per cento di coloro che hanno scelto di mettere il loro futuro nelle nostre mani. Statisticamente insignificante a convogliare le richieste di coloro di cui noi dovremmo essere la voce».
Molti parlamentari contestano proprio l'individuazione della "base" in nomi che sono conosciuti solo dalla Casaleggio Associati: «Per quello che siamo dovremmo muoverci in una situazione di trasparenza assoluta. Dovremmo sapere con precisione quanti e chi sono gli iscritti, nessuno di noi vuole far parte di una società segreta». E ancora: «Io continuerò a chiedere un incontro con Casaleggio, voglio capire da lui perché non va bene la piattaforma di Barillari (candidato alla Regione Lazio, ndr) in sperimentazione all' europarlamento. Però vorrei risposte reali e un reale confronto, non un passaparola tra generali e caporali tremebondi».
Era già successo un paio di settimane fa, quando dopo il divieto di streaming imposto dallo staff al gruppo del Senato per una riunione, contro Claudio Messora (di cui alcuni vogliono le dimissioni) si erano scatenati a chiedere: «Come fai a parlare di giurisdizione? Noi saremmo sotto la giurisdizione di qualcuno? Quando è stato deciso?». E quando un gruppo, capitanato da Laura Bignami e Luis Orellana, era andato a fare queste rimostranze a Grillo, alla fine della sua giornata al Senato, e si era sentito rispondere: «Non sono venuto qui per farmi processare».
Sono dodici quelli che hanno deciso di star buoni fino al V Day del 1° dicembre, ma di chiedere spiegazioni a voce alta subito dopo. Francesco Campanella non ha partecipato alle liti via mail, ma non teme di dire che così non va: «Grillo e Casaleggio hanno disatteso la promessa di democrazia dal basso su cui si fonda il Movimento».
link all'articolo di Annalisa Cuzzocrea
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