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mercoledì 6 luglio 2016

"Attenti, i grillini sono una setta"

Disillusioni: la pentastellata più votata a Milano si pente e avverte


«Il movimento 5 stelle è pericoloso per la democrazia: fanno il contrario di quel che promettono». Paola Bernetti, vincitrice delle primarie, vuota il sacco dopo anni di attivismo. E rivela i trucchi «con cui un’azienda controlla gli adepti»

di Mauro Suttora

Oggi, 1 giugno 2016

«Il Movimento 5 stelle è pericoloso per la democrazia. Mi sono disiscritta dopo sette anni, soffrendo per l’enorme delusione. Ma non voglio esser complice di quella che potrebbe diventare una dittatura, se i grillini andassero al governo».

Paola Bernetti, 60 anni, libera professionista, è stata la più votata alle primarie M5s per il Senato in tutta Milano e provincia: 200 preferenze, il doppio di tutti i deputati finiti a Roma (tranne una, fedelissima della società Casaleggio & associati).

Ma lei a Roma non c’è mai andata. Con trucchi vari (cordate, doppie candidature, elezioni di parenti), gli ortodossi l’hanno eliminata. Hanno preferito che la seconda città italiana non avesse senatori 5 stelle, piuttosto che tenerla in Parlamento.

Ciononostante, per tre anni e mezzo  ha mantenuto il silenzio: «Ho continuato a votarli, pensando che gli altri partiti sono peggio. E poi ho ereditato da mio padre, generale, il senso del dovere: non volevo passare per la solita dissidente che “tradisce” gli amici che ancora ho nel movimento».

Per questo ha rifiutato interviste a tv e giornali nazionali. Ma ora ha deciso di vuotare il sacco. Svelando i meccanismi interni di quella che definisce una vera e propria «setta»: «La mia distanza dal M5s aumentava a ogni espulsione. È stata quella di Federico Pizzarotti, sindaco che amministra egregiamente Parma, ad aprirmi definitivamente gli occhi».

Com’è entrata nei 5 stelle?
«Amore a prima vista, colpo di fulmine, ero cieca. Dal 2006 seguivo il blog di Grillo, poi nel meetup milanese che si nutriva di collettivi negli scantinati, infine la gioia della nascita del M5s nel 2009. Vedevo tante facce pulite, piene di ideali come me, che sognavano di cambiare il mondo. Ci sentivamo molto importanti, pensavamo di fare la storia».

Quando ha avuto i primi dubbi?
«Fino al 2012 l’entusiasmo era tanto: passavo giornate intere a volantinare, anche se il nostro consenso a Milano era solo del 3 per cento. Ai primi malumori verso i vertici venuti dall’Emilia Romagna, dove il M5s aveva già il 10 per cento, mi schierai con Grillo. Pensavo che un movimento con anime così diverse avesse bisogno di una guida forte e centrale».

Quindi accettava l’autoritarismo?
«Vedevo in Grillo un padre padrone, però buono e giusto, che avrebbe sempre e solo fatto gli interessi del M5s guidandoci con disinteresse. Alle prime espulsioni lo giustificai ancora: era giusto cacciare chi danneggiava la nostra immagine. Non mi sfiorava l’idea di essere vittima di una setta, e che io stessa ero diventata un’adepta».

Quando si è svegliata?
«Alle primarie di fine 2012 mi resi conto che i vertici muovevano le fila di tutto, decidendo a loro piacere chi doveva entrare in Parlamento».

Come?
«Ufficialmente tutto avviene online attraverso il portale della Casaleggio srl, ma ogni controllo viene respinto. Sbandierano trasparenza, ma hanno fatto sparire tutti i voti delle “parlamentarie”. I risultati delle primarie per le europee del 2014 li hanno tenuti segreti. Sbandierano coerenza, ma sulla presenza in tv hanno cambiato idea cinque volte, perfino espellendo Federica Salsi per una comparsata tv».

Insomma, proprio tutto negativo? 
«Sì. Il Parlamento deve votare una seria legge sulla democrazia all’interno dei partiti. Io non li voterò più: sono diventati un partito demagogico».
Mauro Suttora







































GOVERNANO GIA' UN MILIONE DI ITALIANI

Quasi un milione di italiani (920mila in 18 comuni) sono amministrati da sindaci eletti dal M5s in dieci regioni. Eccoli, in ordine di numero di abitanti, con i loro guai giudiziari e politici:

1) Parma dal 2012, 192mila abitanti, sindaco Federico Pizzarotti sospeso in attesa di espulsione, indagato per abuso d'ufficio su esposto di un senatore Pd per una nomina al Teatro Regio.
2) Livorno dal 2014, 159mila ab., sindaco Federico Nogarin indagato per bancarotta fraudolenta dell'azienda di nettezza urbana. Ha contro quattro ex grillini, la sua maggioranza regge per un solo voto. 
3) Gela (CL) dal 2015, 76mila ab., sindaco Domenico Messinese espulso dopo che aveva «licenziato» tre assessori 5 stelle.
4) Ragusa dal 2013, 73mila ab., sindaco Federico Piccitto in guerra con il M5s locale dopo aver cacciato gli assessori all'Ambiente e alla Cultura. Tasi tolta e reintrodotta l'anno dopo.
5) Pomezia (RM) dal 2013, 63mila ab., il sindaco Fabio Fucci ha prorogato la gestione rifiuti a una coop vicina a Buzzi di Mafia Capitale. Ha nascosto un avviso di garanzia allo staff di Grillo.
6) Bagheria (PA) dal 2014, 55mila ab., il sindaco Patrizio Cinque ha casa abusiva di famiglia, l'assessore all'Urbanistica Luca Tripoli si è dimesso anch'egli per villa abusiva.
7) Civitavecchia (RM) dal 2014, 53mila ab., il sindaco Antonio Cozzolino ha messo le aliquote massime Irpef e Imu, e alzato la Tari.
8) Quarto (NA) dal 2015, 41mila ab., sindaca Rosa Capuozzo espulsa, Giovanni De Robbio, consigliere grillino più votato, indagato dall'antimafia per corruzione elettorale e tentata estorsione con l'aggravante del favoreggiamento a un'organizzazione camorrista, espulso.
9) Mira (VE) dal 2012, 38mila ab., il sindaco Alvise Maniero a processo per lesioni a un ragazzo rimasto paralizzato nella piscina comunale, causa non rispetto di norme antinfortunio. Ha nominato assessore la moglie di un deputato grillino.
10) Augusta (SR) dal 2015, 36mila ab., il ministro Delrio ha dichiarato che la sindaca Maria Concetta Di Pietro gli parlò bene di un commissario portuale indagato per il petrolio lucano. 
11) Venaria Reale (TO) dal 2015, 34mila ab., il sindaco Roberto Falcone ha già perso una consigliera grillina ed è finito in minoranza in vari voti.
12) Assemini (CA) dal 2013, 26mila ab., il sindaco Mario Puddu ha espulso tre consigliere grilline che l'hanno denunciato alla procura per una «giunta ombra». 
13) Porto Torres (SS) dal 2015, 22mila ab., il sindaco Sean Christian Wheeler ha espulso la capogruppo 5 stelle fidanzata con un giornalista «nemico».
14) Comacchio (FE) dal 2012, 22mila ab., sindaco Marco Fabbri espulso già nel 2014 per essersi candidato alla provincia.
15) Sedriano (MI) dal 2015, 11mila ab., il sindaco Angelo Cipriani, maresciallo della Guardia di Finanza, guida il primo comune lombardo sciolto per mafia. Ha lasciato l'auto in sosta vietata accompagnando i figli in palestra.
16) Pietraperzia (EN) dal 2015, 7mila ab., il sindaco Antonio Calogero Bevilacqua un mese fa ha subìto un attentato intimidatorio: incendiato il portone di casa.
17) Sarego (VI) dal 2012, 6mila ab., il sindaco Roberto Castiglion aveva promesso di rimettere il mandato ogni anno per una conferma degli elettori, ma poi ci ha ripensato.
18) Montelabbate (PU) dal 2014, 6mila ab., la sindaca Cinzia Totala Ferri ha cancellato il contratto con Equitalia per introdurre una riscossione più soft.
Mauro Suttora

lunedì 10 agosto 2015

La Casaleggio srl perde 150.000 euro

NEL 2014 LA CASALEGGIO ASSOCIATI HA PERSO 152 MILA EURO – COLPA DEL CALO DEI RICAVI, PASSATI DA 2 A 1,5 MILIONI, MENTRE I DEBITI SALGONO A 400 MILA EURO

Novita nell’azionariato, con l’ingresso sul libro soci dei manager Maurizio Benzi e Marco Maiocchi, che hanno rilevato il 7,5% ciascuno. Gianroberto Casaleggio resta il primo azionista con il 30%, insieme al figlio Davide, mentre Luca Eleuteri possiede il 20% e Mario Bucchich è sceso al 5%... -

Proprio mentre imbarca nella sua azienda due nuovi soci, Gianroberto Casaleggio, nume tutelare del Movimento 5 Stelle, archivia un anno contraddistinto da un calo dei ricavi e, soprattutto, dall’affiorare di una perdita. 

La sua società di consulenza strategica Casaleggio Associati, basata a Milano, ha chiuso infatti il 2014 con ricavi diminuiti a 1,5 milioni di euro dagli oltre 2 milioni dell’anno prima, tanto che l’ultima riga del conto economico evidenzia una perdita di 152.000 euro rispetto all’utile di 255.000 euro del 2013. 

“Tale perdita – spiega Casaleggio nella nota integrativa – è da imputare a una diminuzione dei ricavi, mentre il totale dei costi è rimasto pressoché invariato”.
 
L’assemblea della Casaleggio Associati svoltasi qualche giorno fa ha deciso di ripianare il rosso attingendo sia agli utili a nuovo sia alla riserva straordinaria che si riduce a 47.000 euro. 
Nello stato patrimoniale figurano crediti per 489.000 euro, liquidità per soli 4.000 euro e debiti saliti anno su anno da 376.000 a 406.000 euro.

 Casaleggio papà detiene il 30% della società di consulenza, quota identica la possiede il figlio Davide mentre Luca Eleuteri ha il 20% e Mario Bucchich ha ceduto parte del suo 20% ai nuovi manager-soci Maurizio Benzi e Marco Maiocchi che hanno rilevato ciascuno il 7,5%.

mercoledì 11 marzo 2015

Taverna-Mucci, botte fra grilline ed ex

senatrice M5s Paola Taverna, 10 marzo 2015:
«Quelli che si vendono al senato... quelli che si vendono alla camera. .. quelli che si offrono per un Ministero... quelli che si prostituiscono per i soldi dei gruppi... ma qualcuno che torna a casa come aveva detto? ‪#‎fatepena‬ ... e pure un po' schifo».

deputata ex M5s Mara Mucci:
«BASTA CON LE ACCUSE A CASACCIO
Chi sono quelli che si sono venduti alla Camera? La Taverna (m5s) ci dica chi e come, invece che lanciare continuamente veleno a casaccio.
E la prostituzione per i fondi dei gruppi? Forse si riferisce a quella in Europa del M5s che si allea con Farage per fare gruppo e prendere i fondi ad essi dedicati,
Oppure si riferisce a quelli che usano fondi pubblici per pagare gli appartamenti ai dipendenti scelti della Casaleggio associati come ha scoperto l’Espresso? Piuttosto, dovrebbero tornare a casa quelli che hanno fossilizzato il 25% del voto dei cittadini.

Almeno per decenza la Taverna taccia, o ci spieghi il perche' i suoi assistenti hanno fatto carriere politiche e professionali velocissime, oppure che fine hanno fatto i 300mila euro che dovrebbero aver accantonato per la comunicazione e ancora non restituiti».

senatrice Taverna, 11 marzo:
«Dove andrete a protestare quando nel senato ci saranno 200 papponi al soldo di 1 dittatore e la camera dei deputati sarà il parcheggio di prezzolati leccaculo? (...)
Reddito di cittadinanza, microcredito, restituzione dei ns stipendi, non condannati in parlamento, a casa chi cambia bandiera... e invece di premiare chi combatte per restituire questo paese alla democrazia e all'onestà devo sorbirmi: "non avete fatto niente".
E invece, Voi italiani, trincerati nel voto di storica appartenenza, che scegliete PD garantendo lunga vita a Berlusconi, voi che non votate, chiusi nel vs piccolo orticello di sterile protesta si si proprio Voi, non vi accorgete che siete complici dei carnefici che solo ieri hanno distrutto la costituzione?
Svegliaaaaaaaaaa!

P.s. Mara Mucci chi?»  

martedì 19 agosto 2014

Merlo, Dibba e il Califfo


MEGLIO I DIAVOLI O I MINCHIONI?

Di Battista, il Kissinger di Grillo, fa l’elogio dei terroristi dell’Isis

di Francesco Merlo

17 agosto 2014 la Repubblica

Meglio i diavoli o i minchioni? C’è anche l’elogio babbione del terrorismo dell’Isis (“sola arma rimasta a chi si ribella”) dentro ai lunghi e scombiccherati manifesti di politica estera di Alessandro Di Battista, il Kissinger di Beppe Grillo, ispirato alle e-patacche del Web, università Casaleggio Associati. Nulla a che vedere con i mille Satanasso d’antan a cui eravamo abituati e che erano ispirati a cattivi maestri blasonati d’accademia. Gli amici di Gheddafi, di Saddam, di Khomeini, di Fidel Castro e del sub comandante Marcos, ma anche i nazimaoisti, i Nar filo falangisti libanesi, e gli antisomozisti di Terza Posizione, i filobrigatisti e i simpatizzanti di Pol Pot sino ai troskisti e ai filgi di Stalin erano tutti armati di libri veri, dai classici maltrattati di Gramsci e Togliatti, e poi Foucault ed Althusser, passando per la tigre Evola, per De Benoist e per ‘I Proscritti’ di Von Solomon sino ai Nomadi di Attali e all’Impero di Toni Negri.


E invece Di Battista che è, nientemeno, il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, ritrova nel messianesimo squinternato di Casaleggio il brodo della destra antiamericana, contro le multinazionali e contro l’Occidente, dentro al quale era cresciuto grazie al papà ultramissino. E frullandolo con vecchi fantasmi di sinistra e con l’antisemitismo di Grillo qua e là persino si imbatte – per errore – in qualcosa di vero, ma non ha piu bisogno di citare Marx o Heidegger perché ha ben altri maestri: “come disse Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli illuminanti…” .


Dunque Di Battista, che già aveva raccontato le sue avventure d’autostop in Centroamerica con un libro inchiesta intitolato “I sicari a cinque euro” edito da Casaleggio, ieri ha appunto pubblicato sul blog della casa il libretto rosso della politica estera grillina che, senza offesa, non è possibile prendere sul serio né con l’indignazione né con l’analisi critica neppure per demolirlo benché cominci subito con un errore blu definendo “tre popolazioni” i curdi, i sunniti e gli sciiti, che in geopolitica è come scrivere squola con la q.


La verità è che si tratta di un insaccato misto del cattivo umore e dell’irresponsabilità del web, dove c’ è ovviamente la Cia, perché non c’è bomba e non c’ è delitto e non c’ è dittatore che Di Battista non attribuisca alla k di Amerika: “Mi domando per quale razza di motivo si prova orrore per il terrorismo islamico e non per i colpi di stato della Cia”. E così evoca un gorgo, un maëlstrom di schifezze, che coinvolge Opec, United Fruit company, Eni, Cosa Nostra, Enrico Mattei, Buscetta, Giovanni Falcone, Mauro De Mauro, Donald Rumsfeld, l’11 settembre “ che è panacea per il grande capitale americano”…

E’ una grandine di acronimi, sigle e nomi che piovono come droni: i Paesi dell’ALBA, il Ttip, l’Iraq Petroleum Company, Qasim, le sette sorelle, il Desert storm, e ancora Lokheed Martin, Boko Haram, Al-Bakr… E’ insomma una specie di parodia del linguaggio da Foreign Office a cura di Beppe Grillo, un goliardico copia-incolla alla Travaglio, che è forse l’unico tazebao a cui questi jihadisti a 5 stelle si appoggiano, la sola prosa scritta fuori dal web che frequentano: Travaglio è il loro Althusser.


Senza addentrarci nel già noto antisemitismo di Grillo, ovviamente riecheggiato da Di Battista, e nel solito, ormai scontato verminaio di disprezzo, insulti e gogne, è giusto ricordare come attenuante clinica l’autobiografia da Chatwin samaritano di cui va fiero questo povero deputato che se fosse al posto dei terroristi dell’Isis “ una sola strada avrei per difendermi a parte le tecniche non violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana” .


Sempre in giro in Patagonia, Cile, Bolivia, Amazzonia, Ecuador, Colombia, Perù e Nicaragua… è stato “cooperante in Guatemala” e nessuno sa cosa significa ma ha un bel suono da grillino planetario, ovviamente in autostop, ben al di là del famoso “giro e vedo di gente” di Nanni Moretti. Ancora più densa di umanità grillina è l’auto qualifica di “specialista di microcredito in Congo”. Ma ecco il più misterioso e dunque affascinante lavoro di Di Battista: “Ho curato progetti di sviluppo nei Paesi australi”.


Laureato in spettacolo a ‘Roma tre’, avrebbe voluto fare l’attore e dunque tentò, purtroppo invano, un provino per Amici. Gli è però rimasta la voglia di farsi protagonista: “Sono pronto a fare il premier” disse a Daria Bignardi. E ha infatti partecipato a tutte le zuffe politiche riprese dalla televisione. Provocare per apparire è il disturbo catodico che lo rende mattacchione, pronto a dare dell’indecente alla Boldrini o a scrivere appunto l’elogio dei macellai dell Isis, di cui vi risparmiamo altri particolari, ma anche a battersi per fare una legge “contro la bistecca”, “perché la carne fa male”, e può ben dirlo lui che dice di essersi “occupato di Diritto dell’alimentazione per conto dell’Unesco”.


Tutti lo ricordiamo quando al troppo mite Roberto Speranza ripeteva, come un invasato:” Tagliati lo stipendio, tagliati lo stipendio, tagliati lo stipendio. Gli italiani hanno fame e voi gli avete tolto il pane” . E subito dopo, fisso sulla telecamera, con un’intransigenza da eroe nazionale: “Guardategli gli occhi, io li ho visti. Bisogna guardare gli occhi a questa gente per capire che vogliono fare gli interessi dei banchieri”.

Insomma è un picchiatello il grillino al quale ora piace il Califfato e vorrebbe “trattare” con i tagliagole, “elevarli a interlocutori” perché il terrorista “non è un soggetto disumano con il quale non si può parlare…”. Ecco: con la mafia no, con Berlusconi mai, ma all’Isis Di Battista offre lo streaming…


Abbiamo avuto nel nostro Parlamento diavoli in forma di ladri e di mafiosi, ora abbiamo i Giufà e i Bertoldo di cui Di Battista è in fondo il caso limite, il più goffo e il più ingenuo nella nuova classe dirigente di pasticcioni e di inadeguati velleitari. Ed è il solo che nessuno prenderà sul serio nella dilagante minchioneria infantile che è la fase terminale della crisi italiana. Meglio i diavoli dei minchioni.

venerdì 21 febbraio 2014

Incredibile: dipendente di Casaleggio vuole espellere senatore m5s

Due persone hanno attaccato il mite senatore 5 stelle Luis Orellana il 7 febbraio 2014 a Pavia ( http://www.youtube.co...­ ) nell'assemblea di pochi intimi che lo avrebbe "sfiduciato".

Dal minuto 4 e 40 al minuto 8 parla Maurizio Benzi, dipendente della Casaleggio & Associati srl (lo Staff anonimo che vorrebbe comandare a bacchetta il movimento). Cioè proprio uno di quelli che Orellana educatamente contesta da mesi, esprimendo "perplessità" (reato d'opinione passibile d'espulsione, nel simpatico mondo grillino).

Ricordo che Orellana non è l'ultimo arrivato, visto che nel marzo 2013 era il candidato ufficiale del M5s alla carica di presidente del Senato 

Dal minuto 24 parla invece Serafino Centenaro, secondo dei non eletti al Senato in Lombardia, che subentrerebbe a Orellana in caso di dimissioni. Un conflitto di interessi grande come una casa.


Risultati parlamentarie del dicembre 2012 a Pavia:
Luis Orellana 136 voti
Maurizio Benzi (lavora per Casaleggio & Associati srl) 97 voti
Serafino Centenaro 68
Guarda caso, Benzi e Centenaro hanno fomentato la rivolta della mitica "base" di Pavia. Ma solo due settimane DOPO l'assemblea linkata sopra, che non aveva l'espulsione di Orellana all'ordine del giorno e quindi non ha deciso nulla in questo senso. 

I comunisti mettevano a morte in nome del "proletariato", ora c'è il "territorio".

Consiglio la visione di tutta la riunione, permeata di un dolciastro sapore misto fra inquisizione, ipocrisia da suore in convento, caserma, asilo infantile e stalinismo ai quattro formaggi. Dagli al "dissidente": osa pensare e parlare con la propria testa

lunedì 2 dicembre 2013

Genova, 2 dicembre: Curzio Maltese

Grillo show, tra attacchi al Colle e piani economici ecuadoregni

di Curzio Maltese

la Repubblica, 2 dicembre 2013

Nella bella piazza di Genova dove si esibì il grande William Cody, in arte Buffalo Bill, va in scena un secolo più tardi il circo indiano della Casaleggio Associati, in arte Beppe Grillo. Allora come oggi, «il più grande spettacolo del mondo». 
È davvero uno show unico nella storia questo Movimento 5 Stelle fondato da un comico e diventato dal nulla il primo o secondo partito di una grande nazione e per questo continua a richiamare inviati da ogni angolo del pianeta. Popolo, un po' meno. Dei centomila attesi per il terzo V-Day dell'era grillina ne sono arrivati un terzo, soprattutto da fuori. I genovesi, che conoscono bene il concittadino, sono rimasti a casa. Grillo ci scherza sopra («Vedo un tre metri quadri vuoti, il Tg1 ci farà sopra un servizio»), ma la delusione dei militanti è tanta. 
Si va comunque in scena, da professionisti, secondo lo schema solito. Gianroberto Casaleggio è arrivato in largo anticipo, fra un fluire di chiome grigie al vento di tramontana, e si è piazzato nel backstage da bravo impresario. 

Alle due è arrivata sul palco la star, Grillo. Un Beppe in gran forma, dimagrito, ringiovanito, in palla e tornato spiritoso. E' già pronto per la campagna elettorale europea e magari anche italiana, all'insegna dell'antieuropeismo e della nuova parola d'ordine: oltre. Al benaltrismo classico della vecchia politica italiana («i problemi sono ben altri»), il grillismo contrappone da oggi la nuova frontiera: il benoltrismo. Un programma economico al cui confronto i libri della Rowlings scarseggiano di formule magiche. Trattandosi di uno spettacolo contano più le emozioni che le ragioni, il «numero» rispetto ai numeri. 

Nel benoltrismo di emozioni e «numeri» ce n'è in abbondanza e ognuno può scegliere i più divertenti. A parte il referendum sull' euro, altri due o tre, in particolare, mettono allegria: la «rinegoziazione del debito pubblico sul modello ecuadoregno», la nazionalizzazione delle banche e l'inserimento di Internet gratuito nella Costituzione. 
Cominciamo dall'Ecuador. La simpatica nazione andina ha rinegoziato nel 2008 la bellezza di 3,5 miliardi del debito pubblico, circa l' 8 per cento del Pil, senza grandi scossoni. L'Italia dovrebbe rinegoziare oltre 2000 miliardi, 133 per cento di un Pil per giunta in calo, con prevedibile catastrofe planetaria, fallimento a catena di sistemi bancari europei e di diversi fondi pensione stranieri, crollo dell'euro. Perfino chi scrive Pino Chet staccato può valutare le differenze. 

Per nazionalizzare il sistema bancario, che tutti odiamo, bastano invece appena 400 miliardi, una cifra che un governo italiano può facilmente raccogliere nel giro di una ventina d' anni, a patto di rimettere da domani l'Imu e portare il prezzo della benzina a 10 euro al litro. Internet libera nella Costituzione non richiede commenti, è semplicemente sublime. Del resto, secondo il profeta Casaleggio, fra sei anni una guerra termonucleare spazzerà sei miliardi di persone dalla faccia della terra, e quindi non è il caso di perder tempo a studiare soluzioni serie. «Oltre» saremo tutti morti. 

Grillo dal palco è comunque una forza della natura, il più grande animale da palcoscenico mai visto. Se la prende con destra, sinistra, centro, poteri forti e deboli, banche e sindacati, con lo stesso popolo italiano che è troppo ignorante, tanto da figurare agli ultimi posti delle classifiche di alfabetizzazione «dell'Oxa», ripetuto due o tre volte. Lui stesso però potrebbe cominciare evitando di confondere l'Ocse con la brava cantante Anna, compagna di tanti festival di Sanremo. Le sue promesse miracolose sono comunque più affascinanti delle vecchie balle della politica, che una volta erano nuove promesse, e scatenano applausi ogni mezzo minuto. La folla è sempre il soggetto più interessante negli happening grillini. 

Dietro al palco sono ammessi soltanto i giornalisti stranieri, che in realtà scrivono cose terribili, ma nessuno li legge. A un certo punto mi pare di scorgere il corrispondente di Le Monde, Philippe Ridet, al quale invidio una folgorante definizione: «Grillo è l'unico comico che mi fa paura». Così i giornalisti italiani sono costretti a stare fra la gente ed è un bel regalo. 

Non è la folla sterminata di Piazza San Giovanni a Roma, alla vigilia del voto, ma è sempre un buon campionario di facce oneste. Ragazzi ai quali la classe dirigente ha preparato un futuro da emarginati e non si capisce perché dovrebbe votarli ancora. Vecchi militanti della sinistra che la sinistra ha fatto di tutto per buttare fuori dalle sezioni, ora circoli. Cittadini della Val di Susa che hanno tutto il diritto di protestare contro la Tav, senza essere bollati come estremisti o terroristi. Una delegazione di aquilani, vittime della peggiore truffa della seconda repubblica. Italiani come tanti altri, che si alzano ogni giorno alle 7 per guadagnare al mese quanto una mezza calzetta di consigliere regionale si mangia in una festa a spese del contribuente. 

Saranno magari un po' sommari nel giudizio sull'informazione («Siete tutti a libro paga di Berlusconi e del Pd»), ma è difficile non provare simpatia, comprensione. In tanti fanno la fila al gazebo dei parlamentari, che in questi mesi, siamo onesti, non hanno soltanto discusso di scontrini e parenti da assumere. Un esempio è la sacrosanta battaglia contro lo scellerato acquisto di F35. Tutti quanti meriterebbero, come altri italiani, capi meno furbi. 

Così, mentre dal palco volano sogni colorati, come i palloni gialli che si perdono nel cielo azzurrissimo di Genova, ci si domanda dove finirà tutta questa passione o illusione. Alla fine Grillo lancia in alto il pallone più grosso, la «modesta proposta» che è in realtà il suo contratto con gli italiani in sette punti. L'ha scritta Casaleggio e lui la firma, col suo nome. E il suo nome era Buffalo Bill.

martedì 19 novembre 2013

Fronda M5S: Casaleggio non ci fa decidere


Fronda M5S: Grillo e Casaleggio non ci fanno decidere


di Annalisa Cuzzocrea - La Repubblica

ROMA - Un giro di e mail vorticoso. Una serie di attacchi alla Comunicazione e a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: «Vogliono trasformarci in un partito come gli altri, dove gli iscritti al blog hanno lo stesso ruolo dei tesserati, dove alla fine chi comanda sono sempre i capi».

È un senatore di quelli che di solito non si espongono troppo a riassumere così gli ultimi giorni di liti on line nel gruppo dei 5 stelle al Senato. Liti che nascono dall'uso della tanto sofferta piattaforma, l'applicazione che doveva consentire di prendere decisioni dal basso, e che per ora si è rivelata un bluff. Impedisce ai parlamentari di fare proposte di legge che non siano certificate dal blog, ma non dà loro modo di interagire davvero con la base perché non esiste una gerarchia dei suggerimenti, non c' è un sistema che metta più in alto i più votati e accantoni quelli inutili. 

«Io non posso leggere 10mila commenti per capire cosa vogliono gli iscritti, è una farsa», lamenta un "portavoce". E non è il solo. A protestare apertamente sono i senatori da tempo più critici: Fabrizio Bocchino, Maria Mussini, Monica Casaletto, Elena Fattori, Lorenzo Battista. «L'unica persona che può decidere quale strumento informatico usare è Casaleggio, che in assemblea con noi si è confrontato solo per dire che sarebbe andato via se sostenevamo un governo con il Pd», si legge in un'e mail. E un' altra: «Gli attivisti certificati sono 70mila, quindi meno dell' 1 per cento di coloro che hanno scelto di mettere il loro futuro nelle nostre mani. Statisticamente insignificante a convogliare le richieste di coloro di cui noi dovremmo essere la voce». 

Molti parlamentari contestano proprio l'individuazione della "base" in nomi che sono conosciuti solo dalla Casaleggio Associati: «Per quello che siamo dovremmo muoverci in una situazione di trasparenza assoluta. Dovremmo sapere con precisione quanti e chi sono gli iscritti, nessuno di noi vuole far parte di una società segreta». E ancora: «Io continuerò a chiedere un incontro con Casaleggio, voglio capire da lui perché non va bene la piattaforma di Barillari (candidato alla Regione Lazio, ndr) in sperimentazione all' europarlamento. Però vorrei risposte reali e un reale confronto, non un passaparola tra generali e caporali tremebondi». 

Era già successo un paio di settimane fa, quando dopo il divieto di streaming imposto dallo staff al gruppo del Senato per una riunione, contro Claudio Messora (di cui alcuni vogliono le dimissioni) si erano scatenati a chiedere: «Come fai a parlare di giurisdizione? Noi saremmo sotto la giurisdizione di qualcuno? Quando è stato deciso?». E quando un gruppo, capitanato da Laura Bignami e Luis Orellana, era andato a fare queste rimostranze a Grillo, alla fine della sua giornata al Senato, e si era sentito rispondere: «Non sono venuto qui per farmi processare». 

Sono dodici quelli che hanno deciso di star buoni fino al V Day del 1° dicembre, ma di chiedere spiegazioni a voce alta subito dopo. Francesco Campanella non ha partecipato alle liti via mail, ma non teme di dire che così non va: «Grillo e Casaleggio hanno disatteso la promessa di democrazia dal basso su cui si fonda il Movimento».

link all'articolo di Annalisa Cuzzocrea