La Grillologia è diventata una scienza (non esatta). La seconda forza politica italiana viene studiata da politologi e sociologi. Il M5s (Movimento 5 stelle) è un fenomeno unico al mondo: nessun partito ha preso il 25% alle prime elezioni.
Questo blog indipendente archivia articoli sull'argomento.
Sono un grillologo, a volte grillofilo, a volte grillofobo. Il mio primo articolo su Grillo politico è del 1998. Il primo sui grillini, del 2007.
Mauro Suttora
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mercoledì 6 luglio 2016
mercoledì 2 settembre 2015
Imola
Corriere della Sera del 02/09/15
Il cantautore (militante) che farà l’inno dei Cinquestelle
MILANO Massima concentrazione su «Italia 5 Stelle»: è il mantra della macchina organizzativa del Movimento. La kermesse d’ottobre a Imola si avvicina e i pentastellati stanno lavorando all’evento.
Ieri si è tenuto a Milano un vertice alla Casaleggio associati con, tra gli altri, Massimo Bugani e Roberta Lombardi. Un summit per chiarire alcuni dettagli logistici della manifestazione, ma anche per scegliere insieme a Gianroberto Casaleggio l’inno della tre giorni pentastellata.
Dopo «Non sono partito» di Fedez e «Ognuno vale uno» di Supa Cush, il prossimo tormentone musicale potrebbe avere come autore Andrea Tosatto (nella foto al Circo Massimo nel 2014 con Beppe Grillo), molto seguito in Rete nel mondo dei Cinque Stelle.
Tosatto, infatti, ha realizzato una serie di cover-parodie di canzoni celebri, quasi tutte a sfondo politico. Da «Finché c’è Currò» a «Cosa resterà di questi euro 80»: testi spesso al vetriolo, come le battute — a volte «politicamente scorrette» — che campeggiano sulla sua pagina Facebook.
Tosatto, 42 anni, ha realizzato già l’inno del M5S per le ultime Regionali in Liguria.
Tra gli altri punti toccati nel vertice anche la questione logistica: sarà prevista un’area camping ad hoc. Una zona di cui potrebbero beneficiare gli stessi Grillo e Casaleggio che, secondo indiscrezioni, a Imola potrebbero arrivare proprio a bordo di un camper M5S.
Intanto i militanti (e non solo) iniziano a discutere della manifestazione. Iniziative che saranno vagliate nelle prossime settimane. Mentre a Roma si parla di organizzare alcune agorà a tema, Parma proporrà uno stand per i sindaci. Ciò che è certo è che il Movimento cercherà di dare spazio alle diverse anime e specificità territoriali.
Emanuele Buzzi
Il cantautore (militante) che farà l’inno dei Cinquestelle
MILANO Massima concentrazione su «Italia 5 Stelle»: è il mantra della macchina organizzativa del Movimento. La kermesse d’ottobre a Imola si avvicina e i pentastellati stanno lavorando all’evento.
Ieri si è tenuto a Milano un vertice alla Casaleggio associati con, tra gli altri, Massimo Bugani e Roberta Lombardi. Un summit per chiarire alcuni dettagli logistici della manifestazione, ma anche per scegliere insieme a Gianroberto Casaleggio l’inno della tre giorni pentastellata.
Dopo «Non sono partito» di Fedez e «Ognuno vale uno» di Supa Cush, il prossimo tormentone musicale potrebbe avere come autore Andrea Tosatto (nella foto al Circo Massimo nel 2014 con Beppe Grillo), molto seguito in Rete nel mondo dei Cinque Stelle.
Tosatto, infatti, ha realizzato una serie di cover-parodie di canzoni celebri, quasi tutte a sfondo politico. Da «Finché c’è Currò» a «Cosa resterà di questi euro 80»: testi spesso al vetriolo, come le battute — a volte «politicamente scorrette» — che campeggiano sulla sua pagina Facebook.
Tosatto, 42 anni, ha realizzato già l’inno del M5S per le ultime Regionali in Liguria.
Tra gli altri punti toccati nel vertice anche la questione logistica: sarà prevista un’area camping ad hoc. Una zona di cui potrebbero beneficiare gli stessi Grillo e Casaleggio che, secondo indiscrezioni, a Imola potrebbero arrivare proprio a bordo di un camper M5S.
Intanto i militanti (e non solo) iniziano a discutere della manifestazione. Iniziative che saranno vagliate nelle prossime settimane. Mentre a Roma si parla di organizzare alcune agorà a tema, Parma proporrà uno stand per i sindaci. Ciò che è certo è che il Movimento cercherà di dare spazio alle diverse anime e specificità territoriali.
Emanuele Buzzi
martedì 14 gennaio 2014
Eugenio Casalino, Taverna, Di Maio, Lombardi
Politici: nuovo stile "povero"
Oggi, 9 gennaio 2014
di Marianna Aprile e Mauro Suttora
[...] non è solo l’auto lo status symbol del potere. C’è la fantozziana metratura dell’ufficio. Megagalattico quello proposto nove mesi fa al neo consigliere regionale lombardo 5 stelle Eugenio Casalino: «Erano 200 metri quadri, mezzo 23esimo piano del Pirellone. Solo perché ho la carica di segretario dell’ufficio di presidenza. Ho rinunciato a tre stanze su sette. Ma qui in regione Lombardia i grandi sprechi avvengono negli staff per gli assessori e nelle società partecipate e controllate: Lombardia Informatica, Infrastrutture Lombarde, Aler (case popolari) e Finlombarda».
Il deputato bresciano Mario Sberna (Scelta Civica) ogni anno fa un fioretto quaresimale: indossa ovunque sandali senza calze. Si presentò così anche in Parlamento, appena eletto. A Roma alloggia in un convento di suore (20 euro al giorno). Cinque figli, Sberna è ex presidente dell’Associazione famiglie numerose. Il deputato francescano trattiene dallo stipendio solo 2.500 euro e le spese per i suoi giorni romani, tutte documentate. Sul suo sito pubblica l’elenco dei versamenti alle associazioni cui va il resto del suo stipendio.
Come lui fanno tutti i 150 parlamentari 5 stelle. Che devolvono la differenza a un fondo per le piccole e medie imprese. Ma solo Paola Taverna si è presentata con le infradito in Senato d’estate.
E i ministri? Nel maggio 2013 Massimo Bray (Beni culturali), è stato fotografato sulla Circumvesuviana mentre si recava in visita privata a Pompei. Una passeggera lo ha riconosciuto e ha twittato la foto di lui in piedi, con le cuffiette nelle orecchie (ascoltava Asaf Avidan). Poi il treno si è guastato, e il ministro ha chiesto un passaggio a un passeggero per raggiungere Pompei.
Graziano Delrio (Affari regionali), nove figli, ha tenuto la poltrona di sindaco di Reggio Emilia, ma ha rinunciato agli 80 mila euro di stipendio. E alla scorta che il ruolo gli attribuiva automaticamente, contro il parere del ministero degli Interni. Al giuramento al Quirinale è arrivato a piedi, come Emma Bonino. A piedi e senza scorta si muovono anche il due volte premier Romano Prodi e il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S).
Notoriamente i sindaci di Firenze Matteo Renzi (neosegretario Pd) e di Roma Ignazio Marino vanno in bici. Ma le due ruote nella capitale non fanno notizia: le utilizzava già vent’anni fa il primo cittadino Francesco Rutelli, seppur motorizzato. Ora i motorini sono diventati «scooteroni»: ne usa uno la 5 stelle Roberta Lombardi.
La moda della bici ha colpito (per poco) persino Daniela Santanchè: all’inizio della legislatura, complice la ventata di low profile grillino, la pitonessa prese ad andare alla Camera in bici. Durò poco: smise causa tacco 12. [...]
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sabato 22 settembre 2007
Gli Amici di Grillo a Roma
«Grillini»: così si fanno chiamare i simpatizzanti del comico genovese. E dopo il successo del Vaffa day fanno paura ai politici di professione. Ma chi sono ? Cosa vogliono ? Scopriamo le loro facce, le loro idee e i loro piani
Oggi, 22 settembre 2007
di Mauro Suttora
Chi l’avrebbe detto che bisogna andare fino a New York, al numero 632 di Broadway nel centro di Manhattan, per trovare il cuore del fenomeno di Beppe Grillo? La rete dei 50 mila «Amici di Grillo» sparsi in 250 città e paesi italiani (più una trentina all’estero) con i 350 gruppi che hanno organizzato il «Vaffa Day» dell’8 settembre, sconvolgendo la politica italiana, parte da qui. Dal server di Meetup.com, uno dei siti Internet più potenti della Terra, tipo My Space o You Tube
Quello di Grillo è solo uno dei 33 mila gruppi (in tutto il mondo e di ogni tipo: sportivi, culturali, politici, professionali, di semplici amici) che si fanno ospitare da questa rete globale.
Se quelli di Grillo si presentassero alle elezioni diventerebbero subito il secondo o terzo partito italiano: 17 per cento dei voti, con un 33 di simpatizzanti che «non lo esclude». Questo dicono i sondaggi. Praticamente, una mezza rivoluzione esplosa nel giro di due settimane. Perfino Tangentopoli, quindici anni fa, ci aveva messo più tempo per nascere.
«Ma noi non siamo nati ieri, siete voi giornalisti che non ve ne siete accorti fino al 7 settembre», dice a OggiSerenetta Monti, 36 anni, custode di museo e coordinatrice di uno dei quattro gruppi degli amici di Grillo a Roma. Il più grande: 1.625 iscritti. Registrarsi su Internet non costa nulla, e ora gli aderenti aumentano al ritmo di venti al giorno. «Perché non viene a vederci, al nostro prossimo Meet up?», ci propone.
Accettiamo l’invito. Perché se fino a ieri i «grilli» (così si autodefiniscono quelli romani, e non grillini, grillisti o grillanti) erano solo la massa anonima degli spettatori di Grillo, ora che hanno fatto irruzione sulla scena politica siamo curiosi di vedere che facce hanno. E quali idee, quali proposte.
Scopriamo subito che la loro parola magica non è «Vaffa...», ma «Mitàp»: italianizzazione di «meet up», appunto, cioè incontrarsi. Perché è vero che i Grilli sono il primo movimento politico virtuale, nato su Internet appena due anni fa (ma subito esploso: il settimanale americano Time all’inizio del 2006 ha inserito il blog di Grillo fra i dieci più importanti del mondo). Però, per riuscire a raccogliere 350 mila firme in un solo giorno sulle loro tre proposte di legge (parlamentari incensurati, che tornino a casa dopo due mandati e che vengano scelti davvero, con preferenze o primarie), sono scesi nelle piazze in carne ed ossa. E hanno dovuto organizzare tutto, da volontari inesperti: chiedere permessi in questura, affittare impianti di amplificazione, procurarsi i tavolini dove si firmava...
«Il 16 agosto, quando ci siamo incontrati per organizzare il V-day romano a piazza San Paolo, eravamo in quattro gatti e avevamo paura di non farcela», confessa Stefano Franco, 42 anni, sposato, due figli, impiegato di una società informatica. Lui è uno dei quattordici «assistenti» che Serenetta, organizer eletta per sei mesi («A rotazione: pratichiamo quel che predichiamo»), si è scelta lo scorso giugno. «Invece alla fine è andato tutto bene, e solo a Roma abbiamo raccolto 40 mila firme. Dall’una del pomeriggio all’una del mattino in piazza sono passate 70 mila persone».
Così, per il primo «Mitap» dopo l’exploit, fissato per la sera di venerdì 21 settembre, addio cene in trattoria in dieci o venti. Sul sito piovono iscrizioni a valanga, e quindi Dario Tamburrano, 38 anni, dentista («Zazzaro» è il suo soprannome in rete) deve affittare una sala da 250 posti vicino a casa sua, nel quartiere Nomentano. Per pagarla, due euro a testa fra i partecipanti. Per arrivarci, istruzioni dettagliate on line con mappe, indicazione di parcheggio gratuito adiacente, mezzi pubblici e servizio di car-pooling (unica auto per quelli che arrivano dallo stesso quartiere).
Inizia l’assemblea. Presiede Serenetta, che ha esperienza di riunioni pubbliche come sindacalista («Ma di base, sono contraria a Cgil, Cisl e Uil»). Pochi preamboli, liquida la questione delle liste civiche in due parole: «Troppo presto per parlarne». E si tuffa subito, invece, a illustrare le attività pratiche portate avanti dal gruppo. Tutte nella scia delle idee che Beppe Grillo propaganda da quasi vent’anni nei palasport d’Italia. I Gas, per esempio: Gruppi di acquisto solidale. Li organizza la 35enne Lidia Gandellini, alias «Zampidia», terapista dell’arte (cura i disagi psichici e sociali con musica, pittura, danza): «Il nostro obiettivo è “accorciare la filiera” fra produttore e consumatore. Quindi acquistiamo in gruppo olio, carne biologica o detersivi da aziende di fiducia, che ci garantiscono qualità e prezzi più bassi». All’ultima riunione aveva portato taniche di olio dalla Sabina.
Lidia frequenta i Grilli romani da pochi mesi, dopo aver visto uno spettacolo di Grillo a Roma in febbraio. Da quasi due anni invece è impegnato Dario, il dentista così appassionato di ecologia che si è appena reiscritto all’università (facoltà di agraria con specializzazione ambientale a Roma): «Ma ora, con l’esplosione di Grillo, non so se avrò tempo per tutto. Io appartengo a una generazione cresciuta con lui, il programma Te la do io l’America era il nostro mito. All’inizio partecipare al suo blog era una valvola di sfogo: non pensavo che potesse arrivare ad avere un riscontro reale nella vita di tutti i giorni. Non mi sono mai occupato di politica. Ho votato a sinistra, tranne una volta per la Mussolini alla regione Lazio in segno di protesta contro gli scandali. Ma anche a destra ci sono persone stimabili, come la Prestigiacomo».
Per lui, Stefano e molti altri la passione principale è l’ecologia, e in particolare la spazzatura: «La raccolta differenziata è la chiave di tutto», spiega Stefano, «perché applicandola si può fare a meno degli inceneritori che contestiamo». Ma allora perché non siete andati nel Wwf, o in Greenpeace, o nei Verdi? «Perché Grillo ci ha messo a disposizione uno strumento più aperto».
Roberta Lombardi, 34 anni, laureata in legge, lavora in una società internazionale di arredamento: «Non mi sono mai occupata di politica, per snobismo, perché associavo questa parola ai partiti. Gli unici cortei cui ho partecipato sono stati quelli per Falcone e Borsellino, tanti anni fa. Mi interessa molto la proposta di Grillo di introdurre anche in Italia, come negli Stati Uniti, le class action, cioè le cause di risarcimento per danni di gruppo».
Dilettanti allo sbaraglio o rivoluzionari nonviolenti? Per ora fra i Grilli c’è tanto entusiasmo. L’impatto con i professionisti della politica, le loro manovre e i loro trucchi, sarà duro. Vedremo.
Mauro Suttora
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