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martedì 22 dicembre 2015

Grillini spendaccioni

AVEVANO PROMESSO DI VIVERE CON 2.500 EURO AL MESE. ALCUNI EURODEPUTATI OGGI POSSONO ARRIVARE A 40MILA. NON PUBBLICANO RENDICONTI. A MILANO IL M5S NASCONDE I RISULTATI DELLE PRIMARIE PER IL SINDACO. E A TRIESTE CANDIDANO LA MOGLIE DI UN EURODEPUTATO

di Mauro Suttora
Oggi, 9 dicembre 2015

All’inizio facevano a gara su chi restituiva di più. Due anni e mezzo fa i 163 neoparlamentari grillini (oggi fra espulsi e scappati sono rimasti in 127) rinunciavano con orgoglio a 5-6mila euro mensili, sui 14mila netti che spettano a ogni parlamentare italiano.
Oggi, invece, la media dei tagli di stipendi e rimborsi si è dimezzata a 2-3mila euro al mese. Sono sempre i migliori, intendiamoci: pubblicano sul sito www.rendiconto.it le distinte delle loro spese, e si vantano di versare i milioni di euro così risparmiati in un fondo ministeriale di garanzia per le piccole e medie imprese.

Ora vogliono abitare tutti nel centro di Roma

Ma l’entusiasmo del 2013 è svanito. Ora alcuni di loro riescono a spendere oltre 2mila euro per l’alloggio a Roma. Un tempo politici di alto livello come Togliatti, De Gasperi, Pertini o Nenni si accontentavano di affitti in periferia (Balduina, Garbatella). Oggi anche gli ex francescani 5 stelle, forse in omaggio al loro nome, pretendono di avere un “quartierino” di lusso in centro.
Quando si muovono, disprezzano i mezzi pubblici. Ogni mese spendono anche mille euro in trasporti. Poiché godono di aerei e treni gratis, sono spese per taxi e benzina.

Fino agli anni 80 i portaborse non esistevano. Poi i politici riuscirono a mettersi nello stipendio le spese per i segretari personali. Nanni Moretti denunciò questo simbolo della partitocrazia nel film Il Portaborse di Daniele Luchetti (1991). Niente da fare. Oggi anche gli antipolitici grillini spendono con allegria migliaia di euro in “assistenti”.
Quasi tutti ne hanno assunti due, nonostante la pletora di funzionari di Camera e Senato che forniscono assistenza a ottimi livelli. E malgrado le decine di milioni di euro che anche il Movimento 5 stelle incassa come finanziamento pubblico ai gruppi parlamentari, debordanti di personale.

Un altro modo per aggirare lo sbandierato rifiuto dei soldi statali sono le cosiddette “spese per attività ed eventi sul territorio”. Quasi tutti gli eletti grillini ormai mettono migliaia di euro in questa voce: stampa di “materiale informativo” per comizi e manifestazioni. Luigi Di Maio, per esempio, 1.900 euro solo nel mese di settembre.

Addio movimento dei cittadini, insomma: i 5 stelle si sono trasformati pure loro in un partito con 1.600 eletti e centinaia di burocrati stipendiati. Gli unici a rispettare la vecchia promessa di vivere con 2.500 euro al mese sono i cento consiglieri regionali. Ma anche loro cercano di svicolare, come dimostrano le recenti proteste degli attivisti in Emilia-Romagna.

700 euro di posacenere per un’eurodeputata

I più fortunati sono i 17 eurodeputati. Fra stipendio e rimborsi vari, dispongono di 41mila euro netti mensili: 21 mila solo per i portaborse. È uno dei tanti scandali di Bruxelles. E i grillini si sono adeguati: non tutti usano il totale dei rimborsi, ma si tagliano dallo stipendio solo mille euro mensili.
L’unica virtuosa è la lombarda Eleonora Evi: rinuncia a 3.000 euro.

Contrariamente agli eletti nazionali, solo cinque rendicontano parzialmente le spese. Forse è meglio che non lo facciano, visto che una dichiara di aver comprato “posacenere tascabili ecologici” per 700 euro.
Cinque non hanno neppure una pagina web, in barba alla promessa di essere un movimento on line. Due hanno assunto sette portaborse ciascuno. Di questi, quattro sono “assistenti territoriali”: non stanno a Bruxelles, ma in Italia per curare il loro collegio elettorale.
Gli iscritti protestano. I sondaggi elettorali sono ottimi, «ma il Movimento 5 stelle sta diventando un Collocamento 5 stelle», denunciano su Facebook.
Manca ancora mezzo anno alle comunali di giugno, ma i grillini già litigano.

A Torino è stato fatto fuori uno dei due consiglieri comunali uscenti, il pioniere Vittorio Bertola: considerato troppo vicino al dissidente Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.
A Trieste un eurodeputato vorrebbe candidare sindaco sua moglie. A Bologna niente primarie: un fedelissimo di Gianroberto Casaleggio, Massimo Bugani, dopo avere eliminato due consiglieri regionali e una collega eletta al Comune (Federica Salsi, espulsa perché osò andare in tv, mentre ora ci vanno tutti) si è fatto proclamare candidato sindaco con lista bloccata.

Vette surreali a Milano. Alle primarie hanno votato solo 300 iscritti (su un totale sconosciuto, perché la società commerciale privata Casaleggio srl non divulga gli elenchi neanche ai parlamentari), e ha vinto Patrizia Bedori con 74 preferenze. Ma i risultati sono stati secretati «per evitare strumentalizzazioni». Dalla democrazia diretta a quella senza risultati.
Il (presunto) secondo classificato, pare a un solo voto dalla Bedori, si è disiscritto dal M5s. Un altro degli otto candidati chiede di annullare il voto.

A Livorno il sindaco Filippo Nogarin ha la città invasa dalla spazzatura. «L’azienda della nettezza urbana era in deficit», si giustifica. Anche Pizzarotti ha trovato Parma in rosso. Però lui sta sistemando i conti senza rivolte popolari.
La città più importante dove si voterà il 12 giugno è Roma. Qui i grillini sono in alto mare, anche se i sondaggi li danno in testa come partito (come singoli vincerebbero Giorgia Meloni o Alfio Marchini).
Alessandro Di Battista è popolare, ma non lo candidano per un’astrusa regola grillina che obbliga gli eletti a finire il proprio mandato. Se fosse applicata a tutti, non sarebbero stati eletti né Matteo Renzi né Sergio Mattarella. Ma Beppe Grillo ama divertirci.
Mauro Suttora

Di Battista risparmia, ma gli altri...

mercoledì 2 settembre 2015

Imola

Corriere della Sera del 02/09/15

Il cantautore (militante) che farà l’inno dei Cinquestelle

MILANO Massima concentrazione su «Italia 5 Stelle»: è il mantra della macchina organizzativa del Movimento. La kermesse d’ottobre a Imola si avvicina e i pentastellati stanno lavorando all’evento.
Ieri si è tenuto a Milano un vertice alla Casaleggio associati con, tra gli altri, Massimo Bugani e Roberta Lombardi. Un summit per chiarire alcuni dettagli logistici della manifestazione, ma anche per scegliere insieme a Gianroberto Casaleggio l’inno della tre giorni pentastellata.

Dopo «Non sono partito» di Fedez e «Ognuno vale uno» di Supa Cush, il prossimo tormentone musicale potrebbe avere come autore Andrea Tosatto (nella foto al Circo Massimo nel 2014 con Beppe Grillo), molto seguito in Rete nel mondo dei Cinque Stelle.
Tosatto, infatti, ha realizzato una serie di cover-parodie di canzoni celebri, quasi tutte a sfondo politico. Da «Finché c’è Currò» a «Cosa resterà di questi euro 80»: testi spesso al vetriolo, come le battute — a volte «politicamente scorrette» — che campeggiano sulla sua pagina Facebook.
Tosatto, 42 anni, ha realizzato già l’inno del M5S per le ultime Regionali in Liguria.

Tra gli altri punti toccati nel vertice anche la questione logistica: sarà prevista un’area camping ad hoc. Una zona di cui potrebbero beneficiare gli stessi Grillo e Casaleggio che, secondo indiscrezioni, a Imola potrebbero arrivare proprio a bordo di un camper M5S.

Intanto i militanti (e non solo) iniziano a discutere della manifestazione. Iniziative che saranno vagliate nelle prossime settimane. Mentre a Roma si parla di organizzare alcune agorà a tema, Parma proporrà uno stand per i sindaci. Ciò che è certo è che il Movimento cercherà di dare spazio alle diverse anime e specificità territoriali.

Emanuele Buzzi

lunedì 27 luglio 2015

Addio primarie in rete

I Cinque Stelle abbandonano la Rete 

L’ok di Grillo alla lista dei «competenti»


Corriere della sera, Bologna
27 luglio 2015

L’obiettivo è Palazzo d’Accursio dove si voterà l’anno prossimo, il sogno è quello di ripetere il ribaltone di Parma dove Federico Pizzarotti sconfisse il candidato del Pd al ballottaggio. Qui le cose sono più complicate perché Bologna non è Parma e perché non ci sono (fortunatamente) 600 milioni di euro di buco nei bilanci dell’ente. 
Ma inutile girarci intorno: il candidato dei Cinque Stelle al ballottaggio è l’unico che può impensierire i vertici del Pd abituati a governare un territorio dove se si sta fermi e non si fanno particolari danni si vincono le elezioni. E a volte si vincono (vedi vittoria di Merola dopo Delbono) pure se si fanno danni.
Il motivo della paura dei Democratici verso i Cinque Stelle è semplice: un candidato grillino al secondo turno può prendere voti dalla sinistra che non vota il candidato del Pd e pure dal centrodestra che può puntare su un candidato di rottura pur di cambiare aria. La stessa cosa non avviene se il candidato che va al ballottaggio è del centrodestra. 
C’era però un rischio da scongiurare per i Cinque Stelle: evitare di buttare al vento un’altra occasione con la solita scelta dei candidati affidati alla rete che non sempre produce buoni risultati. Il caso delle ultime elezioni regionali è emblematico in questo senso.
Ecco allora che Massimo Bugani e Marco Piazza, i due consiglieri comunali dei Cinque Stelle, hanno chiesto a Beppe Grillo e più in generale al Movimento a Roma di cambiare schema. Si parte con una lista di 36 candidati guidata dai due e costruita interamente dal Movimento bolognese con l’obiettivo di alzare il livello dei candidati e di avere persone preparate. Poi se proprio qualcuno chiederà di far decidere alla Rete su una proposta alternativa lo potrà fare presentando una lista alternativa e a quel punto sarà il popolo grillino a scegliere. 
Ma è evidente che le possibilità che questo accada sono poche e comunque la lista dei consiglieri partirebbe con un netto vantaggio. La finalità è semplice: evitare la solita corsa di infiltrati, gente di altri partiti e avventuristi della ultima ora
Che il tempo della ricreazione sia finito lo si vuole dimostrare proprio a partire dal profilo dei candidati che saranno scelti. I nomi che girano sono quelli degli avvocati Francesca Brugi e Giulio Cristofori, due legali che hanno seguito alcune battaglie del Movimento in questi anni. Poi si fa il nome di Giusi Marziali, storica attivista fin dal 2007 e quello di Gianluigi Alvoni, consigliere al quartiere San Donato ed esperto di mobilità. 
Gli altri candidati saranno scelti da mondi paralleli a quello dei Cinque Stelle con cui il Movimento ha condiviso alcune battaglie: un paio di candidati arriveranno dal mondo della scuola, uno o due dal movimento Agende rosse, uno rappresenterà le associazioni dei disabili. Altri mondi dai quali si attingeranno competenze sono quelli che hanno battagliato per la rimozione dell’amianto e per l’acqua pubblica. 
«Questa volta facciamo sul serio — promette Bugani — e i bolognesi hanno un incredibile occasione se arriviamo al ballottaggio: cambiare aria».
Probabile che Beppe Grillo continui ad essere defilato anche se è possibile che nei prossimi dieci mesi qualche puntata a Bologna, la città dove è iniziato tutto, la faccia. Ma qui arriveranno tutti i big del M5S da Di Maio a Di Battista perché su Bologna l’investimento politico è piuttosto importante. C’è poi un altro aspetto da considerare: ad ottobre ci sarà l’incontro nazionale del Movimento Cinque Stelle a Imola e le chiavi dell’organizzazione dell’evento sono state affidate proprio a Bugani. Il palcoscenico è sicuramente prestigioso e potrebbe essere usato anche per lanciare la lista bolognese dei Cinque Stelle.
Olivio Romanini
27 luglio 2015
© Corriere della Sera - edizione di Bologna

giovedì 24 ottobre 2013

Bologna: scontro nel M5s

Bologna M5s, nuovo scontro: “Qui il Movimento è morto. Ora siamo un partito”

Riesplode la faida interna che divide gli attivisti del capoluogo dell'Emilia Romagna. Al centro della disputa c'è la chiusura del forum privato listabeppegrillo.it, luogo di discussione tra gli iscritti fin dalla sua fondazione


di Giulia Zaccariello
Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2013
Riesplode ancora una volta la faida interna, che da mesi divide il gruppo di attivisti del Movimento 5 stelle di Bologna. Questa volta al centro dello scontro c’è la chiusura del forum privato listabeppegrillo.it, luogo di discussione tra gli iscritti fin dalla fondazione del Movimento di Beppe Grillo, e da molti considerato come una sorta di memoria storica dei 5 stelle. 
Le parole più dure arrivano dal consigliere del quartiere Navile di Bologna, Michele Onofri, che sulla sua pagina Facebook pubblica una lettera aperta, puntando il dito sui due consiglieri comunali, Marco Piazza e Massimo Bugani: “Prendo atto che il meetup 14 è morto, e con esso il movimento di Bologna, che è diventato un partito, perché nei partiti decide tutto il segretario e il comitato centrale, il dissenso va combattuto, la disciplina di partito va fatta rispettare, i non allineati vanno trattati come nemici, le critiche vanno criminalizzate la diversità delle idee va ridotta a un pensiero unico”.
Così dopo essere stato teatro dei primi successi elettorali e delle prime espulsioni eccellenti, come quella del consigliere regionale Giovanni Favia cacciato con un post sul blog di Grilo, il capoluogo emiliano si conferma terreno di battaglie interne che spaccano in due elettori ed eletti dei 5 stelle. 
Le discussioni ruotano sempre agli stessi nodi irrisolti: la mancanza democrazia interna, il rapporto tra base e vertici, e la condivisione di tutte le decisioni con gli attivisti. Temi che ritornano come mantra: “A Bologna – scrive ancora Onofri – i cittadini che si riconoscono nel Movimento 5 stelle non possono più esercitare un potere dal basso perché decide tutto lo staff dall’alto”.
Risultato di questo strapotere, secondo Onofri, è anche la soppressione del forum online, su cui fino a qualche giorno fa si confrontavano gli iscritti. “La memoria storica del Movimento di Bologna è stata cancellata assieme al forum, dove fino a sei mesi fa si affacciava per votare a mezzanotte gente, che poi sconfessava la stessa assemblea di cui voleva eleggere i vertici”.
Il consigliere si rivolge poi direttamente agli eletti nel consiglio comunale, di Bologna, Marco Piazza e Massimo Bugani, considerati fedelissimi al duo Grillo-Casaleggio. E lancia accuse durissime: “Di fronte alla scelta tra il simbolo e i cittadini qualcuno ha voltato le spalle ai cittadini per tenersi il simbolo, e in questo vi riconosco il perfetto adeguamento alla politica tradizionale”. Con questi presupposti, conclude, “Bologna rischia di essere una avanguardia nel crollo del Movimento per la vostra sudditanza allo staff, così come è stata avanguardia nell’ascesa del movimento per la nostra sovranità di liberi cittadini, una sovranità che avete esercitato con coraggio e trasparenza quando a Bologna comandava ancora un’assemblea di centinaia di bolognesi e non uno staff di pochi mila-genovesi”.