venerdì 8 aprile 2016

"Piastratissima"

Grillo fa il miracolo: è la Raggi. Sciolto il mistero Bedori: era poco avvenente

di Marco Zonetti


Affari Italiani, 8 aprile 2016

Studio televisivo, make-up da passerella, capelli piastratissimi, ciglia sbattute con civettuolo pudore. No, non va in scena l’intervista all’attrice, modella, cantante, soubrette del momento. Sotto i riflettori c’è invece Virginia Raggi, candidata dell'M5S per la poltrona di sindaco di Roma.

Nel salotto di Otto e mezzo, amministrato da una decisamente soffice Lilli Gruber, la grillina che tenta la scalata al Campidoglio trova l’accogliente atmosfera e il piglio compiacente di un rotocalco pomeridiano. Illuminata da decine di migliaia di watt che neppure Greta Garbo in Mata Hari, la Raggi risplende come una madonnina votiva e risponde alle (particolarmente facili) domande della rossa nazionale e di Massimo Franco, meno incalzante che mai.


È sbalorditivo il lavoro d’immagine effettuato sulla Raggi da parte della Casaleggio & Associati: la mammina paludata in abiti anonimi, e dai capelli scompigliati dal vento sferzante ai gazebo e ai tavoli di raccolta firme, è stata tramutata in una sorta di Penelope Cruz de noantri, che procede nei vagoni della metro C come su un red carpet e che è onnipresente nei talk show televisivi, alla radio, sui giornali emulando l’Alba Parietti “coscia lunga della sinistra” dei vecchi tempi.

Mentre fino a qualche tempo fa i grillini si facevano un vanto di non essere televisivamente accattivanti nonché la bestia nera dei mass media, adesso antepongono la resa estetica alla valenza battagliera delle loro istanze.

Qualche anno fa Grillo auspicava una casalinga ministro delle finanze. Poche settimana fa, la casalinga Patrizia Bedori – candidata sindaco di Milano – è stata messa poco gentilmente alla porta, rea di essere poco convincente dal punto di vista mediatico e di scarsa avvenenza. E gravissime offese all’aspetto fisico della Bedori, secondo quest’ultima, proverrebbero proprio dal mondo pentastellato.


Virginia Raggi sembra essere diventata l’emblema dell’accusa che da più parti e fin dall’inizio viene mossa al m5s, e cioè che i suoi candidati – ed eletti nelle istituzioni a spese degli italiani – siano scelti con meccanismi simili a quelli del televoto nei reality o nei talent show (ma con molti meno voti).

 L’aspirante prima cittadina di Roma, sottoposta a un pedissequo e mirato studio sull’immagine da parte di una società di consulenza per le strategie digitali (la Casaleggio & Associati, per l’appunto), porta all’estremo questa dinamica finendo per diventare un personaggio e non più una persona; una cittadina del villaggio globale più che la “semplice cittadina” tanto sbandierata agli albori dell'M5S; una sorta d’incrocio fra una Suor Cristina laica e Marina La Rosa, indimenticata “gatta morta” del primo Grande Fratello.

 Il movimento antisistema, quindi, ufficializza con la Raggi il suo posto d’onore nel sistema più potente di tutti: quello mediatico, in cui non conta la verità bensì l’apparenza; non l’essere umano in carne e ossa bensì il simulacro; non il senso civico bensì il senso estetico.


Il dispiego di mezzi per rendere Virginia Raggi più telegenica che mai è, ahinoi, inversamente proporzionale alla quantità dei contenuti veicolati dai suoi discorsi. Basta vederla negli studi di Otto e mezzo: ai quesiti di Gruber-Franco, la grillina riesce a parlare per svariati minuti senza tuttavia dire alcunché, senza dare una sola risposta, senza approfondire un suo punto di vista personale.

L’aspirante sindaco romano del movimento cinque stelle appare ma non c’è, come gli ologrammi evocati dalla sua fata madrina Beppe Grillo, che da Cenerentola sconosciuta e nascosta nei polverosi studi legali a sbrigare fotocopie, l’ha trasformata dalla sera alla mattina – complice Casaleggio – in un’affabulatrice televisiva.


L’incantesimo finirà alla mezzanotte del cinque giugno con una sonora sconfitta, o Virginia Raggi vivrà felice e contenta sulla poltrona di sindaco di Roma? Il problema, almeno per lei, non sussiste: volendo, una poltrona di tronista televisiva non gliela toglierà nessuno.

mercoledì 2 marzo 2016

Grillo guarda a destra

Corriere della Sera, 2 marzo 2016

di Massimo Franco

E pensare che il Pd accarezzava un’alleanza con Beppe Grillo. Adesso, a causa delle unioni civili, i Dem sono risucchiati a sinistra e Beppe Grillo punta all’elettorato di centrodestra. Quasi volesse fare un anti partito della Nazione moderato.

Era già successo dopo il voto del 2013, quando l’allora segretario Pier Luigi Bersani sognò un accordo con Grillo; e ora, in occasione della legge sulle unioni civili, Renzi era certo di un’intesa col Movimento.

E invece, mentre i Dem si dividono su Verdini e l’ex segretario Bersani ripete di non volere scissioni, il M5S si smarca da tutto; e può accentuare il profilo di movimento che guarda in tutte le direzioni: soprattutto a destra. La candidatura di Virginia Raggi a Roma non è una scelta isolata.

Riflette una virata in atto nell’intero gruppo dirigente nazionale. La rottura con la sinistra sulle adozioni per le coppie omosessuali si sta rivelando l’occasione per ridefinire le proprie coordinate; e per accentuare un’attenzione verso l’elettorato abbandonato dalla crisi del berlusconismo e dall’estremismo xenofobo leghista. 

Più Palazzo Chigi mostra di condividere le istanze delle organizzazioni gay, più la cerchia grillina se ne dissocia. Già era emerso un avvicinamento agli ambienti cattolici per il Family Day. Ora la strategia è vistosa: quasi Beppe Grillo pensasse a un anti-«partito della Nazione» moderato.

Renzi appare risucchiato a sinistra. Il suo candidato a Milano, Giuseppe Sala, si prepara all’accordo con il Sel di Nichi Vendola. E, quasi di rimbalzo, il M5S piega il suo trasversalismo in direzione dei voti moderati. Attacca frontalmente la pratica dell’«utero in affitto» alla quale ha fatto ricorso Vendola in California per avere un figlio. Accusa il Pd di voler riproporre alla Camera la legge sulle adozioni solo «per ingraziarsi le associazioni gay che sono arrabbiate», sostiene Luigi Di Maio.

Il vicepresidente della Camera del M5S aggiunge che «non ci sono voti di centrodestra e di centrosinistra». E propone che sia un referendum popolare a decidere se le coppie omosessuali possano adottare bambini: risultato che non otterrà, ma che intercetta la contrarietà di una fetta maggioritaria di italiani. E questo mentre un altro membro del direttorio del M5S, Alessandro Di Battista, ricorda che Vendola è stato rinviato a giudizio per il disastro ambientale dell’Ilva di Taranto.

Si indovina un doppio calcolo: sottolineare lo spostamento a sinistra del Pd in vista delle amministrative di giugno; e attirare pezzi di elettorato deluso. Si tratta di un’operazione spregiudicata, ma resa facile dall’eterogeneità del M5S e dalle controverse trasparenze della «rete». Smentisce i luoghi comuni su un Grillo di sinistra e soprattutto su consensi strappati solo a Pd e Sel. Il vero, capiente serbatoio dell’astensione, in realtà, sembra essere quello di chi appoggiava quel populismo dall’alto, che Silvio Berlusconi ha incarnato a lungo.

mercoledì 10 febbraio 2016

Multe, caserme e vincolo di mandato

Casaleggio minaccia gli eletti grillini di multa stratosferica (150mila euro per consiglieri comunali che ne prendono 1000 al mese) in caso di violazione del vincolo di mandato.

Ma quale mandato? Esempio concreto: vendere tutta la Rai tranne un canale per il servizio pubblico. Era scritto nel programma 5 stelle. Ora non più. Risparmio la discussione sul perché. Ma domando: chi ha "tradito"? In questo caso nessuno. A torto o a ragione, dopo qualche mese di presidenza vigilanza Rai, Fico e Casaleggio (non un voto online) hanno deciso che è meglio accantonare questo punto. Ma un elettore 5 stelle (o un portavoce) può contestare questa decisione, e sentirsi "tradito". 

Insomma, questo per dire che in politica le cose cambiano, le visioni possono divergere e le versioni pure. Si chiama, appunto, "libero dibattito". O fluire della realtà. O differenza fra autoritarismo e libertarismo. Fra movimento e caserma.

Quindi è puerile illudersi di imporre disciplina minacciando multe. Altrimenti qualcuno potrebbe chiedere di multare Casaleggio per violazione del vincolo di mandato (di tutto il suo movimento) sulla Rai 

venerdì 15 gennaio 2016

Grillini spendaccioni, seconda puntata

dibattito sul meetup M5s di Milano:

Barbara:

1) Il resoconto dei Parlamentari è dettagliato e nessuna spesa mi appare esosa, né fuori luogo, né ingiustificata.

2) a Roma o paghi di più l'affitto o paghi di più il trasporto e, col traffico che regna in quelle vie, io anche sceglierei di spendere di più per un affitto di una casa vicino alle sedi parlamentari

3) i documenti che riporti per giustificare le tue opinioni, in realtà, le confutano di sana pianta, anzi, a dirla tutta, sono veramente assennati i nostri ragazzi,

4) collaboratori e consulenti sono necessari per rendere a noi il servizio migliore possibile

5) Riguardo gli europei dagli "stipendi" personali, circa seimila euro al mese, detraggono qualcosa tipo mille e qualcosa euro
il che riduce lo stipendio un tot che consente una restituzione, in totale, al Fondo per le PMI di oltre 260.000 euro l'anno che, considerato che sono solo in 17, direi che va più che bene.

6) Insomma, Suttora, se per scrivere quell'articolo hai usato i dati qui riportati come fonti delle tue opinioni, beh, delle due una: o non sai leggere o sei in mala fede.

mia risposta:

1) SPESE 'ESOSE'
Nell'articolo Grillini spendaccioni ho scritto:
"Due anni fa i parlamentari grillini rinunciavano a 5-6mila euro mensili, sui 14mila netti. Oggi la media dei tagli si è dimezzata a 2-3mila euro".
Aggiungo: Morra, Lombardi, Giarrusso, Fico, Sibilia, Nuti restituiscono pure meno: 1400-1800 mensili.
Nessuna spesa ti "appare esosa"? E allora come mai ora incassano il doppio? O due anni fa morivano di fame, o adesso esagerano.

2) AFFITTI IN CENTRO DA OLTRE 2.000 MENSILI
Ho scritto: "Ora vogliono abitare tutti nel centro di Roma. Riescono a spendere oltre 2mila euro per l’alloggio. Un tempo politici di alto livello come Togliatti, De Gasperi, Pertini o Nenni si accontentavano di affitti in periferia (Balduina, Garbatella). Oggi anche gli ex francescani 5 stelle, forse in omaggio al loro nome, pretendono di avere un “quartierino” di lusso in centro".

Ho abitato 6 anni a Roma. Dalla Balduina al centro ci mettevo 15-20 minuti col bus 910, pagando 30 euro mensili di abbonamento.

3) "I NOSTRI RAGAZZI ASSENNATI"
Ho scritto: "Quando si muovono, disprezzano i mezzi pubblici. Ogni mese spendono anche mille euro in trasporti. Poiché godono di aerei e treni gratis, sono spese per taxi e benzina".
Ti invito a leggere meglio il sito www.tirendiconto.it. C'è da divertirsi. Oltre ai taxi, amano i ristoranti. Ma sia al senato che alla camera nelle mense interne si mangia con pochi euro.
Poi ci sono le truffe, come quelli che mettono fuori migliaia di euro in benzina pur abitando a 200 km da Roma.
Ma tanto nessuno controlla, non devono neppure depositare le ricevute: bastano le autodichiarazioni. Insomma, i rendiconti sono una barzelletta.

4) PORTABORSE
Ho scritto: "Fino agli anni 80 i portaborse non esistevano. Poi i politici riuscirono a mettersi nello stipendio le spese per i segretari personali. Nanni Moretti denunciò questo simbolo della partitocrazia nel film Il Portaborse di Daniele Luchetti (1991). Niente da fare. Oggi anche gli antipolitici grillini spendono con allegria migliaia di euro in “assistenti”.
Quasi tutti ne hanno assunti due, nonostante la pletora di funzionari di Camera e Senato che forniscono assistenza a ottimi livelli. E malgrado le decine di milioni di euro che anche il Movimento 5 stelle incassa come finanziamento pubblico ai gruppi parlamentari, debordanti di personale".
Aggiungo che l'eurodeputato Corrao era riuscito a battere ogni record di clientele Dc o Psi, assumendo 11 portaborse. Ora è sceso a 7, come Daniela Aiuto (che, in omaggio al suo cognome, beneficia ben 5 portaborse nel proprio collegio elettorale).

5) EURODEPUTATI M5S
Ho scritto: "I più fortunati sono i 17 eurodeputati. Fra stipendio e rimborsi vari, dispongono di 41mila euro netti mensili: 21 mila solo per i portaborse. È uno dei tanti scandali di Bruxelles. E i grillini si sono adeguati: non tutti usano il totale dei rimborsi, ma si tagliano dallo stipendio solo mille euro mensili.
L’unica virtuosa è la lombarda Eleonora Evi: rinuncia a 3.000 euro.

Contrariamente agli eletti nazionali, solo cinque rendicontano parzialmente le spese. Forse è meglio che non lo facciano, visto che una dichiara di aver comprato “posacenere tascabili ecologici” per 700 euro".

Il tuo calcolo conferma il mio: 260mila euro restituiti in 12 mesi da 17 eurodeputati sono 1.200 mensili a testa. Che si riducono a 1.000 perché una sola (Eleonora Evi) restituisce il giusto: 3.000, su 10.000 mensili di stipendio+diaria.
Se ce la fa lei a sopravvivere con 7.000 netti (avendo tutte le spese pagate, viaggi, ecc: Affronte si paga perfino un ufficio nella sua Rimini), ce la possono fare anche gli altri. O no?

6) SEI ANALFABETA O IN MALAFEDE?
Ti rivolgo anch'io questa domanda. C'è una terza ipotesi: stupidità

domenica 10 gennaio 2016

Saviano contro le epurazioni M5s

Da Repubblica, 10 gennaio 2016:
(...) La prassi di raccogliere dossier per poter screditare l'avversario politico (che abbiamo chiamato macchina del fango), ha finito per trovare una sinistra corrispondenza, anche se sottile e camuffata, nei processi sui blog o in televisione. (...)

"Come un serpente che si morde la coda, quanto più in alto abbiamo posto l'asticella della "purezza&onestà", più grande sarà lo scandalo a prescindere dall'entità e dalla natura dell'errore, commesso o meno. 

Ma il nodo per comprendere questa situazione è la analisi della prassi delle espulsioni, che nei propri opachi contorni è sempre più vissuta dall'opinione pubblica come una pratica di epurazione. Del resto, cosa sono le espulsioni se non il mettere alla gogna chi non ha rispettato il programma, l'additare alla folla il reo?" (...)

"Se alle criticità il Movimento è in grado di opporre la sola prassi dell'espulsione, allora il futuro è tutt'altro che roseo e la provocatoria invocazione "onestà, onestà", risuonata nell'aula del consiglio comunale di Quarto, e proveniente dal pubblico di militanti del Partito Democratico, ha finito per essere un amaro contrappasso, una grottesca inversione di ruoli.

"Ciò che è accaduto a Quarto, ma qualche giorno fa anche a Gela (...), ci dice chiaramente che le espulsioni non servono a creare gli anticorpi necessari per amministrare realtà complesse. Mi domando, infatti, cosa accadrà se e quando il Movimento dovesse governare realtà metropolitane in cui politica è giocoforza compromissione, nel senso positivo del termine di dover condividere decisioni importanti anche con altre forze sociali e più in generale con il territorio" (...)


"La conoscenza del territorio, insieme a strutture interne democratiche di pesi e contrappesi, sono le uniche prassi sicure di selezione e metterebbero al riparo da procedimenti di espulsione tipici di una logica da imbonitore".

"E se dovesse capitare di nuovo? Se altre criticità dovessero riguardare la figura del sindaco eletto o di un importante assessore, cosa ha da proporre come rimedio politico il Movimento, oltre all'espulsione? Che sarà anche catartica, ma non risolve i problemi enormi di realtà complesse.

"Se il Movimento non sarà in grado di imparare e trarre profitto dallo sbandamento di queste ore, il caso Quarto potrebbe pesare come un macigno sulle possibilità di offrire una credibile ed efficiente alternativa ai partiti tradizionali. (...)

Eppure il meccanismo inquisitoriale che sottende la logica delle epurazioni, in continuità con la matrice puritana propria della tradizione comunista, è in contrasto con l'ammirazione che il Movimento 5 Stelle prova verso Sandro Pertini, riformista socialista che sull'esempio di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, contrastò l'intransigenza bolscevica "o tutto si cambia o nulla serve", spingendo al contrario verso trasformazioni graduali per rafforzare i meccanismi di legalità e giustizia. Negli anni più bui furono loro che salvarono il sentire democratico e socialista dalle derive totalitarie.

Quando è il momento di governare e di assumersi responsabilità, il cortocircuito innescato dai processi sommari a mezzo blog a soggetti infedeli ti presenta il conto: oggi è fin troppo chiaro che non basta candidare incensurati per avere la certezza che non commettano reati nel corso

del loro mandato. Ed è altrettanto chiaro che non basta espellere chi non rispetta le "regole" per preservare un percorso politico. Il rischio – non faccio ironia – è che ne resti uno solo, il più puro, che finirà per espellere tutti gli altri.