giovedì 24 ottobre 2013

cos'è grillology

La Grillologia ormai è diventata una scienza (non esatta). Il primo (o secondo, o terzo) partito italiano viene studiato da decine di giornalisti, politologi, sociologi. Centinaia di articoli, inchieste, libri, programmi tv. E milioni (forse miliardi) di post online.

È giusto che sia così, perché è un fenomeno unico al mondo. Non era mai successo che un partito sorto dal nulla conquistasse il 25% dei voti alle prime elezioni cui ha partecipato.

Ho scritto il mio primo articolo su Grillo politico nel 1998. Il primo sui grillini nel 2007, dopo il Vaffaday #1. Da allora, decine. E ne conservo centinaia scritti da altri. Li metto a disposizione di tutti.

ps.: mi considero un discreto grillologo. Anche grillofilo, perché partecipo alla vita del M5s (Movimento 5 stelle) dal 2007 (meetup di Roma). Dal 2010 abito a Milano, e come racconto in questo articolo continuo a seguirlo dall'interno.
La mia è ovviamente un'adesione critica. Il tifo lo lascio allo sport. Quindi a volte sono anche grillofobo.    

sabato 19 ottobre 2013

Breve storia di un nonsenso

http://www.ilfoglio.it/soloqui/20276

Indagine su “cittadini” al di sotto di ogni aspettativa

Grillo, breve storia di un nonsenso

Il comico e i Cinque stelle: i sondaggi reggono, ma la storia è quella di un incredibile spappolamento

di Marianna Rizzini

Il Foglio, 19 ottobre 2013

Buttare l’oro della cassaforte nel cassonetto, dare un calcio al mondo che avevi sotto i piedi: una cosa così. Chi sia l’oro e chi sia il mondo in questa storia non si sa, dipende dai punti di vista, ma al momento non si può far altro che allargare le braccia e dire: mah. Mah di fronte all’incredibile e triste storia non “della cándida Eréndira e della sua nonna snaturata”, come diceva Gabriel García Márquez, ma di Beppe Grillo e della sua creatura, il Movimento cinque stelle. 
Un racconto epico-grandguignolesco (così pareva) trasformatosi in una cronaca a corrente alternata di uno spappolamento, di un reciproco sputare nel piatto e di un nonsense: Grillo lancia nuovi V-day e campagne europee, i sondaggi reggono, sì (il M5s resta attorno al venti per cento) ma reggono cosa? Se regge Grillo, non è detto che sotto Grillo sia rimasta la terraferma. Se regge il Movimento, non è detto che sopra le teste degli eletti e degli elettori sia rimasto Grillo: un eterno quadro di Magritte (per fare un complimento) lanciato verso il nulla. I parlamentari di Grillo dicono a Grillo che non ci vanno, stavolta, in agriturismo, a ricomporre i cocci della lite sull’immigrazione. 
Potrebbe essere un altro argomento: Grillo è sempre uguale a se stesso ma i grillini sono improvvisamente desiderosi di tornare quelli che erano, ex elettori di sinistra stufi della sinistra oppure terzomondisti ondivaghi per un po’ conquistati dal comico carismatico (e pazienza per la posizione già espressa da Grillo sugli immigrati) oppure ex conservatori che hanno visto che nel mondo (e chez Boldrini) si porta di più il pensiero unico su temi cosiddetti “sensibili” – e allora come si fa a farsi rappresentare da quel leader che sbraita e vuole espellere i dissidenti come i clandestini. 
“Non ci veniamo”, gli hanno detto, abbiamo altri impegni, non ci va di intrupparci in torpedone sul Raccordo anulare (a saperlo potevano rientrare nel parco-personaggi di “Sacro Gra”, documentario vincitore al Festival di Venezia). Quel “no” è il dispetto, la pernacchia neanche tanto ironica di chi fino a ieri faceva della segretezza posticcia dei luoghi d’incontro voluta da Grillo e Casaleggio (la villa da matrimoni alle porte di Roma dove rinchiudersi con menù fisso di pennette tricolore) il simbolo di una “diversità” tanto celebrata quanto impraticabile.
“Il rischio è che si stanchi prima lui di loro”, dice Elisabetta Gualmini, presidente dell’Istituto Cattaneo, professore di Scienza politica all’Università di Bologna e coautrice con Piergiorgio Corbetta, a inizio 2013, del saggio “Il partito di Grillo” per il Mulino. “Nell’ottica del partito personale”, dice Gualmini, “gli eletti di Grillo appaiono un po’ sprovveduti, come se non sapessero che cosa hanno scelto e firmato prima”. 
Sugli ex grillini, d’altronde, pende una specie di dannazione: evaporano, puff, per quanto consenso avessero raccolto nelle vesti di grandi offesi dal despota che caccia. Ma anche prima di essere cacciati erano a un passo dalla scomparsa (nell’irrilevanza), al pari dei non cacciati: Grillo li sopporta e li capisce a stento, loro sopportano e capiscono a stento Grillo. 
Il risultato, dice Gualmini, “non cambia in termini di consenso, per le europee vedo una partenza roboante, anche perché il M5s è tenuto in piedi dalle larghe intese, dal malcontento generato dal governo Pd-Pdl. Ma non possono continuare, i Cinque stelle, a nascondere la propria incapacità di decidere dietro al refrain ‘la parola alla rete’. Dopodiché è vero che c’è un gap tra classe politica grillina, posizionata a sinistra, e base grillina, amalgama di disillusi di ogni polo, compresa la destra post-ideologica”.
Ma anche se Grillo non molla, anche se non segue la tentazione di tornare a fare l’attore nei palasport della gloria, laddove non lo aspettano applausi sempre più flebili e lanci occasionali di uova (metaforicamente, è quello che gli accade oggi), non è detto che Grillo resista nella forma attuale. “Verrà mangiato dal movimento, assorbito dai grillini”, dice al Foglio l’amico Oliviero Toscani, tuttavia “ancora ottimista” sull’esito finale di questo “normale travaglio”. Per Toscani “i consensi cresceranno, e crescerebbero di più se Grillo si presentasse in tv, dove già i più rompicoglioni tra i suoi, tipo il giovane Luigi Di Maio, danno l’idea che esista qualcosa oltre le opposte tifoserie di berluscoidi e non”.
Resta l’impressione di un gigantesco sfaldamento, di un’implosione, di uno spreco mai visto (venticinque per cento buttato a casaccio tra Camera e Senato), della fine dell’incantesimo (Grillo ordinava “chiudete gli ombrelli” in piazza, e tutti li chiudevano), con la carrozza che torna zucca e il trucco che cola sulla maschera dell’attore annoiato mentre l’intonaco si scrosta sulle pareti del suo “palazzo”. L’attore è umorale, bambinesco, fragile, imprevedibile. Sa che il pubblico è volatile. 
Si sono raffreddati, nel tempo, non solo Stefano Rodotà, poi gelato da Grillo con la frase “ottuagenario miracolato dalla rete”, ma anche i “beautiful” che prima consigliavano a Grillo di diventare quello che non era, un politico che negozia (sono rimasti male, infatti, Fiorella Mannoia, Sabina Ciuffini, Gino Paoli e forse pure Adriano Celentano). E già era un nonsenso tutto quell’affollarsi, sulle pagine di Repubblica, di illustri amici che provavano a tirare fuori da Grillo tutto ciò che Grillo non aveva fin dall’inizio. 
Ancora più assurda appare l’immagine finale: quella di gente arrivata al livello emerso del movimento tramite “parlamentarie” sul web (un video spesso comico, pochi clic e via) che, dopo mesi di Parlamento, vuole negare anche a se stessa di aver camminato con le proprie gambe ma con la testa di Grillo (per negarlo si sforza di mostrarsi impegnata, ragionevole. In dissenso, persino). Si sentono sconvolti e “addolorati”, gli eletti, come dicevano mesi fa alcuni attivisti romani, quando Grillo sputò sul sondaggio in cui la base consigliava ai rappresentanti locali del M5s di fornire a Ignazio Marino un nome buono per un assessorato. 
Che il progetto originario della ditta Grillo-Casaleggio non avesse previsto i casi particolari o che la disorganizzazione da successo abbia poi imposto il pugno di ferro, la frana è soprattutto psicologica: Grillo e i grillini sono ormai come i viaggiatori combinati a caso dai tour operator per single. Se ti va bene sei fortunato, sennò ti toccano quindici giorni in India con quelli lì (quello lì).
Grillo scomunica, Grillo striglia, Grillo parla tutti i giorni dal blog, ma a chi parla, Grillo? All’elettore, si dice. Ma pure quello chissà, magari è già tornato dov’era, sostituito da un altro elettore venuto da chissà dove. I sondaggi reggono, ma bisogna vedere come. Carlo Freccero, uomo di tv e semiologo, osservatore di lunga data del fenomeno Grillo, dice che “la zona di elettorato genericamente contro i partiti è talmente vasta che gli elettori si spostano e viaggiano alla velocità degli elettroni. C’è un continuo rimescolamento. Da chi è composto lo sciame, ora? Grillo è sempre in contatto con l’opinione pubblica, ma si assiste a uno strano caso: è come se la rete enfatizzasse il primato dell’opinione pubblica, come se la tv generalista continuasse a vincere su internet, come se Grillo usasse la rete in senso maggioritario – l’ha già fatto Silvio Berlusconi con televisione e sondaggi, solo che è il contrario di quello che Grillo voleva in partenza”.
Erano conquistati dalla forma, gli adepti e anche i neogrillini per vendetta, quelli che hanno votato Cinque stelle solo per dire “stavolta diamo una lezione al Pd”. Erano rapiti dall’involucro, dal Grillo che si incarnava sui palchi come forza sovrumana. Ma poi? Il nonsense sta anche in quell’energia inesplosa, intrappolata nei dettagli imposti da Grillo e Casaleggio, ripetuti a macchinetta dagli eletti e ora rifiutati dagli stessi eletti come fossero roba indecente mai vista prima. 
“La chiusura al mondo esterno che si è vista fin dall’ingresso in Parlamento”, dice Freccero, “è una contraddizione: la volontà di non-contaminazione contrasta con il principio dell’intelligenza collettiva della rete in cui i Cinque stelle dicono di credere. Aleggia su di loro il mito da ‘pianeta Gaia’ di Casaleggio, ma se una teoria e una mente ti sovrastano a tal punto, che intelligenza collettiva è? Così scompare la sintesi riuscitissima che abbiamo visto in Grillo, uno che poteva essere in empatia con le paure, i gusti e l’anima della provincia e al tempo stesso in ascolto rispetto alla rete”.
Forse i grillini eletti che bramano la metamorfosi in “parlamentare di buonsenso”, e gli elettori non rilevabili dai sondaggi, quelli fuggiti e rimpiazzati da altri “elettroni” anti partitici (poi si vedrà), si sono visti improvvisamente allo specchio, uno specchio che anche prima rimandava quell’immagine – la setta, Grillo, Casaleggio, i post con annesso diktat (“o così o fuori”), gli sforzi goffi per la manutenzione della setta, i video irresistibili per i profani, con Grillo infuriato di notte dal salotto di casa sua. Solo che prima tutti ci vedevano il paradiso, in quello specchio. 
E però “si è interrotto il flusso di comunicazione tra i quattro livelli del mondo a cinque stelle, in cui si va dal leader assoluto agli eletti agli attivisti agli elettori: Grillo si rivolge soltanto agli elettori, ex o potenziali”, dice Paolo Natale, docente di Scienza della politica presso l’Università Milano Bicocca, editorialista di Europa e coautore, con Roberto Biorcio, del libro “Politica a Cinque stelle” (uscito la primavera scorsa per Feltrinelli). “Le cose funzionavano finché Grillo, incoronato mentore dalla rete, si faceva megafono”, dice Natale, convinto all’inizio che l’ex comico “potesse anche essere garante di una crescita del M5s a livello parlamentare. Poi le micro conflittualità hanno preso il sopravvento, vuoi perché gli eletti avevano erroneamente pensato di potersi muovere in autonomia sul territorio, vuoi perché un successo di simile portata non era stato previsto da vertici che pensavano di fare opposizione dura, non di sentirsi chiedere ‘allora fate l’alleanza?’. A livello intermedio, invece, gli attivisti e gli eletti vedono i post sul blog di Grillo e dicono: ma che figura ci facciamo con gli elettori? Anche se in realtà gli elettori, a giudicare dai sondaggi, sembrano infischiarsene, di quello che dice Grillo. Il vero problema è la mancanza di un programma politico, di un progetto per il futuro”.
Gira che ti rigira, pure quelli che rivoterebbero M5s non sanno più che cosa c’è dentro al M5s. Grillo guarda con fastidio i suoi e i suoi guardano Grillo come fosse il parente fisso del pranzo domenicale. Eppure li aveva sollevati lui da un destino qualunque di indignati smanettoni del web, persone non più simili a lui e tra di loro degli elementi-campione di un sondaggio: un po’ operai, un po’ studenti, un po’ casalinghe, un po’ professionisti, un po’ disoccupati, un po’ nord e un po’ sud. E si pretendeva (lui pretendeva) di farli parlare con una sola voce (del web, per giunta). Se non è nonsense, è sortilegio di un attimo. Poteva riuscire, in quell’attimo, un anno fa, al Grillo-antropomorfo, mezzo uomo e mezzo pesce tra le onde dello Stretto di Messina. Ma vai a ricordarti, ora, la formula magica.

domenica 8 settembre 2013

Casaleggio al Bilderberg italiano

e dopo aver tuonato per anni contro il giornalismo gossip e i Poteri forti (massoni, Bilderberg, Trilateral), cosa tocca vedere ai poveri grillini complottisti?
 
Il loro capo Gianroberto Casaleggio in posa sconsolata per la maggior rivista gossip italiana, la berlusconiana Chi, abbindolato dalla giornalista Giulia Cerasoli, dopo aver parlato ai Poteri forti italiani riuniti nell'annuale seminario Ambrosetti di Cernobbio (Como).
La realtà supera sempre la fantasia.
Cernobbio (Como), settembre 2013
 

mercoledì 17 luglio 2013

intervista a Grillo


Al mare con Grillo

Cronaca di una giornata al mare (Costa Smeralda) con il capo del Movimento 5 stelle

MEGLIO MIA MOGLIE DI NAPOLITANO
Il presidente lo aveva convocato al Quirinale. Ma Grillo ha preferito stare al mare con la moglie e rinviare l'appuntamento. Noi l'abbiamo incontrato in spiaggia. «Sono fiero dei nostri parlamentari», ha detto, «hanno restituito un milione e mezzo di euro. Se facessero tutti così, risparmieremmo 40 milioni l'anno».

dall'inviato Mauro Suttora

Oggi, 5 luglio 2013
«Mentre nuotavo uno mi ha fermato e mi ha chiesto: “Scusi, è questa la strada per Arbatax?” Gli ho detto: “No, guardi, deve svoltare e andare verso là, molto più a destra».
È rilassato e di buonumore Beppe Grillo mentre esce dall’acqua dopo la sua abituale nuotata giornaliera. Un’ora con pinne, occhiali, boccaglio e muta. 
Venerdì 5 luglio, Liscia Ruia, spiaggia di Porto Cervo (Olbia). In questo momento lui dovrebbe essere al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che lo aveva convocato all’improvviso dopo che lui aveva chiesto un incontro, con i soliti toni polemici: «Il Paese sta andando a rotoli, in autunno ci sarà una crisi economica terribile, decine di piccole imprese chiudono ogni giorno. E il presidente che fa? Perché non dice la verità agli italiani?»
 Il problema è che quando è arrivato l’improvviso e inaspettato appuntamento Grillo era già sul traghetto Genova-Olbia con auto e famiglia, per una settimana di vacanza programmata da tempo. E fra la moglie Parvin e Napolitano, ha scelto la prima. Per una volta, la politica ha aspettato. 
L’incontro al Quirinale è slittato di cinque giorni. Sì, in teoria il capo dei 5 stelle avrebbe potuto prendere l’aereo da Olbia, fare un salto a Roma e tornare in giornata nella sua villetta (a schiera) al Pevero di Porto Cervo. Ma perché darla vinta al segretario generale del Quirinale Donato Marra, che l’ha invitato fissando giorno e ora con un comunicato pubblico, senza neanche una telefonata prima per chiedere se la data andava bene? Sottili questioni di galateo istituzionale. E di orgoglio personale.
Così ora Grillo se ne sta sdraiato tranquillo sotto l’ombrellone di bambù in prima fila che ha affittato per la giornata (45 euro con due lettini). In quello accanto ci sono amici con i bambini, che giocano con il figlio più piccolo del comico genovese. Parvin prende il sole vicino a un’amica, con il lettino spostato verso la battigia.
Il capo di uno dei tre partiti più importanti d’Italia non ha scorta. 
Mi avvicino, lo saluto e gli chiedo se non è imprudente. Lui la butta come sempre sullo scherzo: «Ho già mia moglie, come scorta».
Sta all’ombra, dormicchia, ogni tanto legge un libro. Nessun giornale o rivista, niente sguardi impazienti a smartphone, ipad, computer portatili. Relax completo, una sola telefonata in parecchie ore. 
Gli altri bagnanti lo riconoscono, ma nessuno va a disturbarlo. Privacy rispettata a livelli scandinavi. Penso al turbinio di scorte e segretari che circonda gli altri politici italiani del suo rango, anche in vacanza.
Gli chiedo che libro sta leggendo. Mi fa vedere la copertina: è di George Johnson, giornalista americano, divulgatore scientifico. Grillo ne parla entusiasta anche con la vicina di ombrellone: «Le grandi scoperte che hanno cambiato la storia sono avvenute quasi tutte per caso. Gutenberg adattò un torchio per schiacciare l’uva, e nacque la stampa. Anche la rete, oggi, è governata dal caso: milioni di informazioni che creano conoscenza. Spontaneamente, come il traffico di una città coreana: hanno fatto un esperimento, provando a levare tutti i semafori e i divieti. Funziona lo stesso, le auto si fermano, danno la precedenza, fanno attraversare i pedoni…»
L’unica che sembra refrattaria alle catechizzazioni è la moglie. La quale però lo aiuta con affetto quando lui si mette la muta (la stessa della traversata dello stretto di Messina, con il simbolo 5 stelle) per andare in acqua. Signora, non è preoccupata che qualche motoscafo gli vada addosso? 
«Ma no, nuota chilometri però resta sempre sottocosta». Perché non va all’arrembaggio fino alla villa di Berlusconi? È proprio lì di fronte, a Porto Rotondo…
Parvin sorride. All’amica Carla Signoris, moglie di Maurizio Crozza, nella rubrica tv Ho sposato un deficiente ha confessato di non seguire i consigli del marito per la spesa («Lui vorrebbe biologico, hard discount») e le pulizie («Un solo detersivo: l’acqua»). Ha aggiunto che, quando il marito inizia a parlare del suo blog, in casa c’è il fuggi-fuggi.
Quando Grillo torna, gli chiedo di venire a fare una foto con me e la mia compagna. Lui, gentile e disponibile, accetta subito: «Ma è sicuro che sia la sua compagna?»
Come va con i 5 stelle? 
«Bene, sono contento. Ieri abbiamo dato indietro un milione e mezzo di euro. Se lo facessero tutti i parlamentari, sarebbero quaranta milioni risparmiati all’anno». 
E le liti, gli espulsi? «Siamo giovani, stanno imparando. Nessuno si aspettava un successo simile, neanch’io. Ora ci stiamo assestando, stiamo crescendo. Se ne sono andati in pochi, quelli che forse non avevano capito la nostra novità e diversità». 
Ma è vero che fra voi ci sono anche estremisti dei centri sociali?, domanda una signora. 
«I centri sociali mi contestano ai comizi!» 
E non si stanca con tutti questi comizi?, gli chiedo. «Ma è un’intervista?» Grillo sa che sono giornalista, e lui ci detesta tutti. «Però Oggi è un bel giornale…»
Verso le sei superBeppe (gli ultimi sondaggi lo danno sempre sul 24%, a Ragusa ha conquistato il sindaco col 70%) si incammina da solo verso casa, passando per l’hotel Cala di Volpe: 300 metri a piedi fra i cespugli. Moglie, figlio e amica invece vanno all’auto nel parcheggio polveroso. Frequentano questa spiaggia da vent’anni. 
Grillo ci saluta: «Voi invece ve lo godete tutto il sole oggi, eh?» «Io non devo andare da Napolitano», gli rispondo.
Mauro Suttora

giovedì 20 giugno 2013

Moglie di Vespa multa un 5 stelle

Ridicolo: la moglie di Vespa multa un grillino, 6.400 euro per un’e-mail

Oggi, 20 giugno 2013

Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, da un anno garante della Privacy, ha inflitto all’attivista 5 stelle milanese Paolo Ranieri una multa di ben 6.400 euro. 
Il tremendo reato: una mail in cui nel 2010 invitava amici e clienti del suo indirizzario a un comizio di Grillo in piazza Duomo.

Un avvocato lo ha denunciato all’Autorità della privacy, perché non gli aveva mandato prima un’e-mail chiedendo il suo consenso per mandargli un’e-mail elettorale…

Con le centinaia di mail spazzatura che riceviamo ogni giorno, è bello sapere che qualcuno protegge la nostra privacy

venerdì 5 aprile 2013

Grillini complottisti (Sette)

VITA ALL'INTERNO DEL MOVIMENTO 5 STELLE

di Mauro Suttora

Sette (Corriere della Sera), 5 aprile 2013

«Lo avevo individuato come un povero cretino. Invece è un miserabile stronzo». Non ho mai preso tanti insulti in vita mia come dopo l'articolo che ho scritto quattro mesi fa su Sette, raccontando la mia vita di attivista nel Movimento 5 stelle (M5S). Non ho subìto volantinaggi sotto la redazione, come fecero quelli del Poe (Partito operaio europeo) negli anni '80 dopo un mio articolo sull’Europeo. Ma online si è scatenato l'inferno.

Poco male. Un titolista mi aveva definito «infiltrato», e i grillini si eccitano davanti a questa parola. Vedono infatti complotti dappertutto. Beppe Grillo ora si sente addirittura assediato da «orde di troll»: quelli che lo criticano sul suo blog, e che lui accusa di essere pagati dagli avversari.

Pensavo che i troll fossero solo personaggi di Ibsen finché non sono stato definito così pure io. Pazienza. Ho continuato a frequentare il movimento e a partecipare ai dibattiti online sul Meetup lombardo, sul sito pbworks di Milano, sulle pagine Facebook. M5S infatti non ha sedi fisiche. E alla fine ho votato Grillo.

Si è verificato però un fenomeno curioso: quando si è diffusa la mia fama di «eretico» ho cominciato a ricevere mail private di attivisti che denunciano soprusi interni, manovre, scorrettezze. Ho chiesto a due dirigenti che farne. Quelli mi hanno risposto: «Pubblicale online. La Rete non perdona».

Così ho inguaiato un povero ex assessore Pdl di Como che si era candidato alle regionali: il riciclato, dopo lunga diatriba, non è stato eletto. Poi una mail anonima ha rivelato una «cordata» monzese alle primarie online, dov'era possibile dare tre preferenze. Controllo: in effetti il trio ha sbaragliato tutti i candidati della provincia di Milano, che pure ha il quadruplo degli abitanti. 
Nulla di strano, le cordate sono una vecchia usanza: per impedirle un referendum impose la preferenza unica nel 1991 (segnando l'inizio della fine per Bettino Craxi, che invitò invano gli elettori ad «andare al mare»). Ironico che Grillo, antisocialista, subisca ora trucchi tipici del Psi.

Denuncio, e subisco di nuovo una marea di «vaffa». Perché i grillini saranno anche nuovi e simpatici, però nei dibattiti intestini sono abbastanza simili agli altri. E così ecco i pusillanimi che in privato ti danno ragione ma in pubblico non si esprimono, i carrieristi che vogliono mantenere buoni rapporti con tutti, i furbi che si arrampicano sui vetri, i fedeli alla linea…

Alla fine una dei tre, senatrice di Monza, si dimette alla prima seduta. Ma i dirigenti lombardi riescono comunque a non mandare a Roma la senatrice più votata alle primarie di Milano, Paola Bernetti, considerata «dissidente» e mobbizzata. Insomma, anche il M5S non è composto solo da verginelle.

Ma la mossa più buffa di Grillo e del guru Gianroberto Casaleggio è stata quella di nominare due blogger, Claudio Messora e Daniele Martinelli, «consulenti» per la comunicazione dei gruppi parlamentari. Badanti, commissari politici, addetti stampa? Dopo qualche giorno di gaffes, i malcapitati sono stati retrocessi al punto di partenza: consulenti. Di non si sa bene che. Quel che si sa, invece, è quel che contengono i loro blog. 
 Messora ha raggiunto la notorietà con la bufala dei terremoti che si potrebbero prevedere. E in fatto di complottismo non lo batte nessuno. Tutta colpa dei massoni: la crisi dell’euro, il disastro Moby Prince, Ustica, i bimbi che scompaiono in Italia e nel mondo, il traffico di organi… È massoneria Emma Bonino, naturalmente (dal blog Byoblu, 15 marzo 2013).

Messora è spesso invitato a L’Ultima parola di Gianluigi Paragone su Rai2 (programma vietato a tutti gli altri grillini, in quanto talk show), dove abbondano pittoreschi blogger che diffondono teorie complottiste degne di Roberto Giacobbo nella parodia che ne fa Maurizio Crozza («Kazzenger»). Si azzuffa su Trattato di Lisbona, Mes o Fiscal Compact con un altro soggettone, l’economista «alternativo» Paolo Barnard, in un clima alla Funari.

Il secondo «consulente» degli eletti grillini, il bergamasco Martinelli, predilige invece il salotto di Barbara D’Urso su Canale 5. La sua nomina ha sollevato proteste dei suoi conterranei M5S di Bergamo: «Trombato con Idv alle regionali 2010, alle comunali di Milano 2011 e contemporaneamente a quelle di Treviglio. Ci ha provato anche con noi, alle primarie lo scorso dicembre. Ha preso pochissimi voti. Poi è sparito».

In compenso, Martinelli appena nominato ha messo subito le cose a posto con l‘Euro: «È un complotto massonico», ha sparato. Le bestie nere del paranoici antieuropeisti si chiamano Bilderberg e Trilateral. Chiunque abbia osato accettare un invito di questi club internazionali, così segreti che pubblicano gli elenchi dei partecipanti sui loro siti, è marchiato per sempre. Per spaventarsi basta qualsiasi nome inglese, quindi vanno bene anche Aspen o Goldman Sachs.

È un sottobosco contiguo ma in parte sovrapposto ai grillini, che non leggono i giornali (molti neanche i libri), si abbeverano solo su internet, e quindi sono facile preda dei cialtroni. Per esempio Gian Paolo Vanoli, che ha imperversato per mesi sul Meetup lombardo demonizzando i vaccini, finché ha dichiarato «Provocano l’omosessualità, che è una malattia». E anche: «L’Aids non esiste» (complotto delle multinazionali per vendere medicine, lo conferma Messora). «L’urinoterapia cura tutte le malattie, così a mia moglie sono tornate le mestruazioni a 70 anni; basta bere la seconda della giornata, non la prima». E infine: «L’ipnosi è un buon metodo contraccettivo».

I cospirazionisti del web negano l’11 settembre (il crollo delle Torri di New York fu una messinscena ebraica), vogliono curare il cancro col bicarbonato, si preoccupano per le «scie chimiche» (quelle degli aerei, che verrebbero irrorate apposta per alterare il clima). 

Ma la mania attualmente più gettonata è quella contro il «signoraggio bancario». La crisi dell’euro, infatti, ha fatto rinascere la polemica sulla sovranità monetaria iniziata vent’anni fa dal professor Giacinto Auriti, con qualche buon argomento contro le banche centrali. Una battaglia fatta propria da Grillo, che però negli ultimi tempi l’ha un po’ abbandonata. I suoi «economisti», invece, hanno buon gioco nel constatare che i Paesi di Eurolandia hanno perso la potestà di battere moneta, assunta dalla Bce. E quale bersaglio più facile della Banca centrale europea, «potere forte non eletto»? I Meetup grillini ribollono di invettive.

Nella famosa puntata di Servizio pubblico a gennaio con Silvio Berlusconi, Michele Santoro invitò una certa Francesca Salvador, signora veneta che si lanciò nel solito lamento contro le banche che strozzano i poveri imprenditori. La Salvador è attiva nell’associazione Salusbellatrix che tiene conferenze sugli argomenti più disparati. Tutti però accomunati da un mistero mondiale da scoprire o una truffa planetaria da svelare, dall’Aids alla pedofilia.
 
Non manca l’antisemitismo, con un’accusa di nazismo a Israele, e con la spiegazione della strage dei ragazzini in Norvegia nel 2011: Oslo punita per essere stata la prima a riconoscere lo stato palestinese…

Anche nei Meetup M5S ogni tanto qualche sciagurato definisce Israele «fascista», e non sempre viene zittito all’unanimità come ci si aspetterebbe. Questo mi tocca vedere nei siti grillini, assieme alle tante cose belle che mi hanno spinto a votarli. Ma se oso scriverlo su Sette, sono guai: complotto!
Mauro Suttora

mercoledì 27 marzo 2013

Diario di una senatrice m5s

COSA SUCCEDE QUANDO UNA DONNA QUALUNQUE, IMPIEGATA, CON UN FIGLIO DI 10 ANNI, ENTRA NEI PALAZZI DELLA POLITICA?

ECCO IL RACCONTO, GIORNO PER GIORNO, DI PAOLA TAVERNA

a cura di Mauro Suttora

Oggi, 27 marzo 2013















Dallo scorso 15 marzo la Repubblica italiana ha una nuova senatrice: Paola Taverna, eletta nel Movimento 5 Stelle. Le abbiamo chiesto di scriverci il diario dei suoi primi dieci giorni in Parlamento. La Taverna è anche poetessa: nella pagina seguente spiega in versi perché i grillini non vogliono allearsi con gli altri partiti.

Lunedì 11 marzo: tessere gratis
Mancano quattro giorni all’inizio. Ogni senatore fa la foto ufficiale. Il fotografo mi domanda gentile: «Qual è il profilo che preferisce?» Scoppio a ridere: «E che ne so? Guarda che finora al massimo mi hanno fatto uno scatto col cellulare…».Poi ci danno le tessere per andare gratis in treno e aereo. L’unica che mi serve, però, non esiste: quella dell’Atac per bus e tram a Roma. Possibile che nessun senatore abbia mai preso i mezzi pubblici, nell’ultimo secolo?

Martedì 12: nel bus dei pellegrini.
Mentre pranzo, sms improvviso: incontro chiesto dal senatore Zanda del Pd, fra un’ora a palazzo Madama. Lascio l’auto in un parcheggio a pagamento alla stazione Termini (me lo rimborseranno?), prendo la 64, il bus dei pellegrini per San Pietro. C’è il Conclave, vanno a vedere le fumate in piazza.

Mercoledì 13: conto corrente e dolori
Devo aprire un secondo conto corrente dove mi accreditano lo stipendio. Da lì prendo solo 2.500 euro al mese. Tutto il resto (10 mila euro) lo diamo indietro, o se abbiamo spese le rendicontiamo pubblicamente con ricevute. Molti di noi ora hanno problemi di soldi, perché ci siamo autofinanziati la campagna elettorale, ridotti lo stipendio che prenderemo comunque solo il 20 aprile, e costretti a comprarci almeno una giacchetta per non fare la figura dei peracottari in aula. Perché si sa: devi essere modesto e non pretenzioso, povero ma dignitoso, cittadino ma onorevole... Mi sfugge qualcosa?

Giovedì 14: «Mamma mi vede in tv»
È la vigilia. Inutile fingere: sono emozionata. Sono entrata nei meetup di Grillo nel 2007, mai avrei pensato che saremmo arrivati qui. Mia madre ormai mi segue in tv: «So che non possiamo vederci, hanno detto che oggi pomeriggio avete una riunione».

Venerdì 15: «Mi tocca leggere i giornali»
Seduta inaugurale. Volevo invitare mio figlio, mia madre, mia sorella. Niente da fare: noi 5 Stelle siamo 54, ma ci hanno dato solo nove posti in tribuna. Assalti dei giornalisti. Prima non guardavo i quotidiani, ora ogni mattina leggo Corriere della Sera, Repubblica e Fatto.

Sabato 16: colpo di scena per Grasso
Eleggiamo il presidente del Senato. Noi votiamo il nostro Luis Orellana. Poi, ballottaggio fra i più votati: Piero Grasso (Pd) e Renato Schifani (Pdl). Facciamo una riunione e decidiamo a maggioranza di votare scheda bianca. Ma una dozzina di noi votano egualmente Grasso, temendo che Schifani possa farcela. Lì per lì non ci preoccupiamo molto: tranquillizzo qualche attivista che protesta sul mio sito Facebook.

Domenica 17: e-mail pazzesche
Scoppia il casino sui 12 che hanno votato Grasso. I nostri elettori sono severissimi. Io stessa ricevo e-mail pazzesche di gente infuriata solo perché non li ho condannati.

Lunedì 18: quanta strana gente vedo
Riunioni su riunioni. In più noi del M5S dobbiamo conoscerci, e abbiamo la regola della “condivisione”. In Senato mi metto le scarpe coi tacchi, ma presto le porterò da casa e le metterò solo all’entrata, togliendomi quelle da ginnastica. Certe Pdl hanno i tacchi più lunghi delle gambe. I loro maschi invece sembrano tutti agenti immobiliari lampadati. Quanta strana gente mi tocca vedere ogni giorno: Ghedini, il Nano, Schifani, Quagliariello, Calderoli, Scilipoti... Così, saremmo noi la notizia? Altro che «cittadini»: sembriamo un fenomeno da baraccone sbattuto sui giornali con la nostra normalità, che in questi Palazzi diventa diversità. Siamo i «diversamente normali»: una nuova categoria, come gli esodati.

Martedì 19: percorsi di guerra
Dopo vari esperimenti scopro che il tragitto più veloce Torre Maura-Senato è in auto fino a piazza Cavour, e poi a piedi. Non posso ancora entrare in auto in centro, il permesso Ztl è a pagamento. Me lo farò rimborsare. Oppure prendo il tram 14 della Prenestina. Ma è un macello.

Mercoledì 20: putiferio traditori
Riunione congiunta con i deputati M5S sui 12 senatori che hanno votato Grasso. Mi spiace per i due laziali, Giuseppe Vacciano ed Elena Fattori, mamma di tre figli: due ottime persone assolutamente in buona fede. Ma tutto finisce per il meglio, niente dimissioni o espulsioni. Se provi a dire qualcosa hai l’intero Paese pronto a tacciarti di tradimento se ti ha votato, o a farti una bella risata in faccia se nelle urne ha scelto Pdl (i Pd per ora stanno zitti perché ci corteggiano).

Giovedì 21: niente parrucchiere
Casa mia grida vendetta. Ore 23, sono tornata da venti minuti. La seduta di oggi è stata una pagina fantasiosa, per il concetto di democrazia che esiste in questo Paese. Siamo entrati in aula alle 15 e usciti a tarda sera. Io alle 21, sapendo già che avevamo la nostra Laura Bottici come questore. Potevano deciderlo a tavolino e risparmiavamo un sacco di tempo. Pd, Pdl, Scelta civica (Monti) e perfino la Lega Nord, che ha solo il 4 per cento, si sono spartiti i vicepresidenti... A noi, col 25 per cento, nessuno.
Il mio frigo è vuoto, neanche un formaggino. Mi accontento dei plumcake di Davide, che stasera è dal padre. Sì, lo so, non posso lamentarmi. E in perfetto stile “eletta M5S” mi rifiuto di andare dal parrucchiere del Senato, nonostante abbia perso sei ore a far nulla in aula: sarebbero state sufficienti per shampoo, colore e messa in piega. Non ho il tempo di andare a farmi i capelli dal mio in zona, quindi domani mattina per le foto di Oggi mi alzo alle 7 e mi lavo i capelli da sola.
Oggi abbiamo deciso chi va in quali commissioni. Ci siamo divisi fra ambiente, lavoro, istruzione, sanità, agricoltura... Per poi renderci conto che le uniche commissioni che contano sono affari costituzionali, finanza e bilancio.
Mi chiedo cosa riusciremo a fare per questo Paese. Mi domando se ormai il sistema non sia ormai troppo vittima di se stesso per essere cambiato. Sono solo stanca. Facciamo riunioni interminabili. Siamo felici perché abbiamo prodotto una interrogazione parlamentare. Ma gli altri ne hanno pronte nei cassetti tante da affogarci di carte inutili: i presidenti di commissione sceglieranno di volta in volta qualcosa che non ci consentirà di fare un bel niente. Basta, vado a dormire, domani è un’altra lunga giornata.

Venerdì 22: «Ho tempo per Davide»
Abbiamo eletto il candidato sindaco M5S per Roma, Marcello De Vito: voto a maggio. Conferenza stampa di presentazione alla Cae (Città dell’altra economia), nell’ex Foro Boario. Sono stata invitata col deputato romano Alessandro Di Battista e il capo dei consiglieri regionali laziali Davide Barillari. Il Senato oggi non ha sedute. Così ho tempo di andare a prendere mio figlio Davide a scuola.

Sabato 23: febbre psicosomatica?
Dovevo andare alla manifestazione per la bambina Sofia (cura con cellule staminali), però mi sveglio con un raffreddore pazzesco e 38 di febbre. No, oggi ho proprio bisogno di fermarmi un attimo.

Domenica 24: «Sono stanca!»
Sono passati solo nove giorni dall’inizio del mandato, ma a me sembra già un anno. Non ho più tempo per far niente: vita personale distrutta, tempi e ritmi assurdi, non a misura di una donna che deve badare anche a casa, famiglia e figli. Ho preiscritto il mio a una scuola media vicino a dove lavoravo prima, al Prenestino, per poterlo accompagnare al mattino. Ma ora che succederà? Come si dice: hai voluto la bicicletta? E mo’ pedala... Chissà dove arriviamo.
Paola Taverna
(a cura di Mauro Suttora)


’A coerenza
di Paola Taverna

E poi de punto in bianco lo trovi in televisione
ormai protagonista e non più spettatore
Te chiedi ancora confuso, perplesso e poco attento
com’è che un cittadino sia star de ’sto momento

Guardate che ’ste cose le dicevamo pure prima,
quanno facevate finta che fosse ’na manfrina:
non esistono partiti coi quali fare apparentamenti.
Credevate fossimo finti, coi nostri intendimenti?

Mo’ ve domandate perché nun cambiamo idea
perché se ostinamo convinti a anna’ dritti pe’ sta via
ma proprio nun ve sorge er dubbio giusto e sano
che ortre voi pajacci ce sta un popolo sovrano?

Ha detto a voce arta e senza esse frainteso
che dovete annà a casa tutti perché c’avete offeso
l’ha detto nelle urne usando lo strumento
der voto sano e libbero da ogni tradimento

E noi nun semo avvezzi a fa’ i vortagabbana
c’avemo messo er core… pe voi è na cosa strana
c’avete abituati a dì e non mantenere
che se l’artri so’ coerenti è n’attentato ar potere

Io vado a dormì tranquilla, ormai è arrivato er giorno
ch’entriamo nei palazzi, andata e poi ritorno
diremo a voce arta come avete gestito ’sto paese
tra privilegi, caste, festini e troppe spese

Dormite pure voi, se ancora ce riuscite
è in atto er cambiamento, e adesso lo sentite
fuori dai giochi sporchi, giornali e televisione
pacifica ed epocale... ecco la rivoluzione

Chi sono gli eletti 5 stelle

di Mauro Suttora

Oggi, 26 febbraio 2013

COMPONE SONETTI
Paola Taverna, 43 anni, Roma

«Me rappresento solo, de te nun c’ho bisogno
anzi me fai un po’ schifo
e me riprenno er sogno
ritrovo orgoglio, stima e pure convinzione
che sto cesso che me consegni
lo ritrasformo in nazione».

La senatrice Paola Taverna è la poetessa del movimento. I suoi sonetti in romanesco sono assai apprezzati dagli attivisti. Lei vive a Torre Maura col figlio di dieci anni («è la mia vita»), ed è orgogliosa delle proprie radici popolari. Si sveglia alle 5 per andare nell'ambulatorio medico dov’è impiegata.
Attiva dal 2007, non credeva ai propri occhi quattro mesi fa, quando le è arrivata l’e-mail di Grillo con l’invito a candidarsi: «I 5 Stelle sono l’unica e ultima possibilità per cambiare il Paese. Non voglio andare a fare giochi di palazzo, sarò solo la portavoce di semplici cittadini come me. So quanto è difficile e ingiusta la vita che ci costringono a fare».