Visualizzazione post con etichetta marco travaglio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marco travaglio. Mostra tutti i post

lunedì 3 novembre 2014

La fortuna del M5s: gli altri


di Marco Travaglio, condirettore de Il Fatto quotidiano

settimanale Oggi, 29 ottobre 2014

Il successo dei 5Stelle è assolutamente indipendente da quello che dicono e fanno: finchè non saranno scoperti anche loro a rubare o a mafiare, saranno sempre visti come l’unica alternativa radicale al sistema politico, anzi al sistema di potere che comanda in Italia. 

E quando dico “dagli italiani”, intendo da tutti: sia quelli che ancora preferiscono tenersi questo sistema, sia quelli che vorrebbero rottamarlo subito e per davvero. Se il sistema riesce a rinnovarsi in meglio (come molti oggi pensano sia avvenuto con  l’avvento di Renzi), gli elettori di Grillo si assottigliano (com’è accaduto alle Europee di maggio). Se nei prossimi mesi gli italiani ipnotizzati dal premier scoprissero che il cambiamento è solo di facciata e non incide sulla vita quotidiana per farci uscire dalla crisi, tornerebbero gonfiare le vele della navicella grillina. Un po’ per convinzione, un po’ per disperazione: all’insegna del “proviamo anche questi”. 

In fondo, finchè non si misureranno col difficile compito di governare, Grillo e i suoi ragazzi resteranno “vergini”. E potranno presentarsi come gli unici che non hanno colpe nel disastro italiano. Gli unici che si sono opposti a chi l’ha causato. Gli unici che hanno rinunciato a 42 milioni di fondi pubblici e restituito la quota non spesa di diarie e indennità, devolvendola al micro-credito per piccole imprese. 

I loro errori, le loro risse interne, le loro espulsioni hanno molta presa sui giornali, ma all’elettore medio non fregano nulla. La vera sfiga, per i 5Stelle, sarebbe una classe dirigente che governi bene e non rubi. La loro fortuna è che non si è ancora vista.

mercoledì 15 gennaio 2014

Travaglio difende Casaleggio

La Rete senza rete
Da Il Fatto Quotidiano del 15/01/2014
di Marco Travaglio

Quello che pensiamo del reato di immigrazione clandestina lo scriviamo fin da quando fu introdotto da B. con la legge Maroni, subito firmata (come sempre) da Napolitano nel 2009. Quella norma non solo è contraria al diritto (nessuno può essere punito per il suo status, tipo trovarsi nel paese “sbagliato”). Ma è anche inutile (non riduce di una sola unità l’afflusso dei clandestini). E soprattutto dannosa (impegna le forze dell’ordine e le procure su decine di migliaia di fascicoli intestati a irreperibili senza identità né fissa dimora che alla fine – dopo enorme dispendio di risorse e di tempo – vengono quasi tutti assolti o prescritti; o, nel caso eccezionale di condanna, si vedono infliggere una multa che non pagheranno mai perché sono o risultano nullatenenti).

Perciò fecero bene i parlamentari 5Stelle, in ottobre, a prendere in contropiede i tromboni dell’accoglienza parolaia, che non avevano mai mosso un dito per cancellare quell’obbrobrio, con la mozione votata anche da Pd, Sel e governo. E fecero male Grillo e Casaleggio a scomunicarli. O meglio: era giusto ricordare la regola interna (opinabile, ma nota da tempo) di discutere in Rete le proposte estranee al “programma”. Ma era assurdo descrivere la mozione come un “liberi tutti” che avrebbe portato il M5S a percentuali da prefisso telefonico: la clandestinità di chi viene in Italia per delinquere non si contrasta con norme demagogiche e inapplicabili. La stampa di regime colse subito l’occasione per riattaccare la black propaganda sui grillini razzisti, xenofobi e un tantino nazisti. 

L’altroieri, nell’imminenza del nuovo voto parlamentare, il blog di Grillo ha consultato gli 80 mila iscritti con un referendum a sorpresa (com’è giusto fare per evitare manipolazioni e hackeraggi). E riecco i dietrologi all’opera, inclusi i “dissidenti” in servizio permanente effettivo: è il solito blitz dei soliti dittatori Grillo e Casaleggio che non danno il preavviso perché vogliono subornare la Rete, altro che democrazia diretta, leviamogli la pistola e altre baggianate. Giornali e tg avevano già pronti i titoli: “Grillo e Casaleggio truccano il referendum per entrare in Alba Dorata”. Eppure il risultato era prevedibile. S’è discusso molto in questi mesi sul reato di clandestinità, sul blog di Grillo e i social network limitrofi. E i No schiacciavano i Sì. Infatti, su 25 mila votanti, quasi 16 mila han votato No e solo 9 mila Sì.

   Ma anziché apprezzare il piccolo saggio di democrazia diretta – embrionale e imperfetto finché si vuole, ma reale – la stampa da riporto è passata al piano B, all’insegna del “come la fai la sbagli”. Citiamo l’Unità, che è sempre la più patetica e ridicola: “Grillo e Casaleggio sconfitti dalla Rete”, “Dimissioni, se Grillo fosse un vero segretario”, “La democrazia diretta di un bischero che smista proclami, condanne e veleno secondo come gli confezionano il gintonic”, “Solo 24 mila votanti”. 

Chi dovrebbe cercare di capire e di informare continua a trattare i 5Stelle come un branco di brubru, giunti in Parlamento con 9 milioni di voti per uno scherzo del destino: se condividono i leader, non va bene perché sono una mandria di pecoroni plagiati da due tiranni; se dissentono, non va bene lo stesso perché sfiduciano i tiranni (così autoritari che li hanno chiamati a votare liberamente, così come fecero per il candidato al Colle). E comunque sono sempre troppo pochi. 

In attesa di stabilire quanti dovrebbero essere esattamente, ricordiamo che, prima di aderire alla Grosse Koalition con la Cdu, l’Spd tedesca ha interpellato i suoi 475 mila iscritti che, via email, l’hanno approvata a grande maggioranza (76%). Domandina facile facile: se il Pd (il centrodestra è fuori concorso) avesse consultato i suoi tesserati prima di eleggere il presidente della Repubblica e di andare al governo con B., e li avesse ascoltati, chi siederebbe oggi al Quirinale e a Palazzo Chigi? 
Piccolo aiutino: il primo comincia con la P e finisce con la i, il secondo comincia con la R e finisce con la à. Ma a un partito che si chiama democratico di ascoltare la base non è proprio venuto in mente.

venerdì 22 novembre 2013

Paranoia a 5 stelle

GRILLO VEDE ORMAI COMPLOTTI OVUNQUE: “A CHI GIOVA LA TAV? ALLA ‘NDRANGHETA”! – E ANCHE TRAVAGLIO SI È STUFATO DEL M5S…

Non solo Michele Serra anche il vicedirettore del Fatto prende le distanze dai 5 Stelle: “Ma come fate un figurone con la mozione di sfiducia alla Cancellieri e poi accusate il Fatto di aver mentito sulla notizia vera, e per nulla scandalosa, della richiesta di un contributo ai parlamentari per autofinanziare il prossimo V-day?”… 

Marianna Rizzini per "Il Foglio"

22 novembre 2013
 
Michele Serra si è stufato di "giudicare con indulgenza" la "modesta caratura culturale di parecchi eletti delle Cinque stelle", visto che i medesimi hanno chiesto alla commissione Cultura della Camera di cancellare l'attributo "socialista" per Giacomo Matteotti e di rimpiazzare la parola "socialismo" con "la ridicola perifrasi ‘cultura sociale, economica, ambientale'" (Serra, nella sua "Amaca" su Repubblica, si chiede altresì che cosa possa aver spinto a tanto i Cinque stelle: forse il fatto che Grillo associ storicamente la parola "socialista" a "ladro"? In ogni caso "l'incauto ideatore di questa scemenza censoria", scrive, dovrebbe "leggere qualche libro" e "sollevare la testa" dalla "ininterrotta ciancia in rete che alla lunga inebetisce e inganna").
 
Ma anche Marco Travaglio, non certo un nemico di Beppe Grillo, si è stufato di vedere i Cinque stelle che "ogni volta che si differenziano dai partiti, fanno di tutto per scimmiottare i partiti". E molto ha trasecolato, ieri, sul Fatto: ma come, ha scritto, nel giorno in cui fate "un figurone con la mozione di sfiducia alla Cancellieri", decidete di "sputtanarvi" con un "inverecondo commento sul blog" che accusa il Fatto di aver mentito "sulla notizia vera, e per nulla scandalosa, della richiesta di un contributo ai parlamentari per autofinanziare il prossimo V-day"? 
E dire che Michele Santoro quasi ci aveva discusso, con Travaglio, una settimana fa, a "Servizio Pubblico", di fronte allo stesso Travaglio che, notava Santoro, "difendeva" sempre e comunque Grillo.

Ma una settimana è un secolo e anche al Fatto, evidentemente, non ne possono più della paranoia persecutoria di cui molti Cinque stelle paiono vittime recidive, tanto da non accorgersi che è proprio quella ad accelerare lo sgretolamento del consenso in un mondo che li sosteneva o li guardava con interesse.

Sembra più forte l'attrazione per il dettaglio "marcio", e il richiamo della caccia ai nemici più vari: ieri Enrico Lucci de "Le iene" (per il montaggio di un'intervista), l'altro ieri "Piazzapulita", il giorno prima gli imprenditori del mercato ittico (titolo del post: "Ecco che cosa fanno ai pesci prima di venderli").
 
E' il giorno in cui i Cinque stelle annunciano di voler chiedere anche in Senato la sfiducia per il ministro Annamaria Cancellieri. E' il giorno in cui dicono: grazie a un nostro emendamento la Camera potrà recedere dai contratti di affitto milionari. Ma è pure il giorno in cui la grandeur dei tweet di Grillo (c'è il V-day tra dieci giorni) scricchiola sotto i colpi degli autogol dei suoi.

I Cinque stelle stanno perdendo gli ultimi giapponesi che li difendevano contro se stessi o che li guardavano incuriositi. Stanno perdendo anche i critici indulgenti, quelli che avevano sognato l'accordo Grillo-Pd e, per dare addosso al Pd, salvavano in ogni caso Grillo.
 
Stanno perdendo il supporto nella tv anticasta, ma pensano di poter fare a meno di questi e di quelli, avviluppati come sono nella spirale di azioni di lana caprina (tipo scatenare di primo mattino l'iradiddio contro la presidenza della Camera "omertosa" - con relativo "mailbombing" - per ottenere il rilascio di un video di qualche settimana fa in cui il deputato del Pd Enzo Lattuca, così scrivevano i Cinque stelle, "aggrediva" la deputata del M5s Maria Edera Spadoni, "mettendo la sua faccia naso a naso come un bullo di periferia".
 
Lattuca rispondeva: mostratelo pure, il video, non ho aggredito nessuno. Intanto su Twitter, in tutta Roma, e dalle redazioni ancora assonnate, saliva un gigantesco: "Perché? Video de cheee?"). Ma il diavolo sta appunto nel dettaglio, nelle ore di tiritera internettiana, nella battaglia sul "de minimis" del dissenso interno ("perché Grillo non prende una sede a Roma?", si chiede il senatore di M5s Mario Giarrusso). Il diavolo sta pure nel rimando a una pletora di superstizioni e leggende metropolitane (sul blog di Grillo c'è persino un post su un "misterioso animale" marino trovato "lontano dal mare"; e c'è l'infografica sulla tizia che si è fatta impiantare un gioiello nell'occhio - altro che microchip).
 
Poi arriva il post di Grillo sulla Tav, con la domanda classica del complottismo mondiale: cui prodest? Risposta suggerita dall'ex comico: alla 'ndrangheta (ma nel sondaggio proposto agli attivisti, tra le opzioni, si legge anche: "Agli amici di Berlusconi" e "alle cooperative rosse" - perfetta par condicio). "Vox populi, vox Dei", scrive Grillo, ed è il suo problema: magari non la condivide, e però ormai è in ballo e con quella deve ballare.