Visualizzazione post con etichetta fiscal compact. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiscal compact. Mostra tutti i post

mercoledì 8 gennaio 2014

7 punti di Grillo per l'Europa






4 gennaio 2014
Beppe Grillo e il Il Movimento Cinque Stelle hanno presentato i loro "Sette punti per l'Europa". Siccome tendiamo a prendere le cose sul serio, anche quando non appaiono sempre tali, abbiamo deciso di analizzare uno ad uno i punti grillini, ricavandone un giudizio complessivamente molto negativo. Vediamoli nel dettaglio. 
Commenti di Riccardo Puglisi, Carlo Stagnaro, Giordano Masini e Piercamillo Falasca
grillopunti

Commento al punto 1 (Referendum per la permanenza nell'euro) – di Riccardo Puglisi, Università di Pavia @ricpuglisi

Prescindiamo pure dalla questione relativa alla costituzionalità di un tale referendum. Dal punto di vista economico/finanziario un referendum sull'euro è una boiata pazzesca. Dal momento che una nuova valuta italiana sarebbe senz'altro svalutata rispetto all'euro, chiunque tema una vittoria dei NO al referendum di cui sopra andrebbe a ritirare i propri depositi bancari per evitare questa svalutazione e tenersi gli euro non svalutati. 
Ciò avverrebbe ben prima del risultato del referendum, molti risparmiatori inizierebbero a trasferire i propri soldi all'estero non appena avviato l'iter referendario. Nessuna banca sopravvive a una corsa agli sportelli: non ci vuole una laurea in economia per capirlo. 
Siamo poi sicuri che il ritorno ad una valuta nazionale rappresenterebbe per l'economia italiana un vantaggio? Nel breve termine una "nuova lira" svalutata porterebbe certamente dei vantaggi alla produzione nazionale, in quanto i beni da noi prodotti diventano meno cari rispetto a quelli prodotti all'estero. Nel medio-lungo termine questo effetto positivo è fortemente stemperato da tre fattori:
1) specialmente in presenza di indicizzazione dei salari, importeremmo un po' di inflazione a motivo dei beni stranieri più cari (effetto pass-through); 
2) perché mai l'Italia dovrebbe essere il solo paese a svalutare? Altri paesi o gruppi di paesi potrebbero fare altrettanto, riducendo il grado di competitività di prezzo dei nostri prodotti; 
3) le svalutazioni sono una droga che induce a badare meno agli aumenti di produttività del lavoro, che nel lungo periodo sono il meccanismo che spinge verso l'alto il benessere medio di un paese, cioè il suo reddito reale pro capite.

Commento al punto 2 (Abolizione del Fiscal Compact) – di Piercamillo Falasca, Strade @piercamillo

Grillo chiede la sospensione del Patto di bilancio europeo (in gergo Fiscal Compact), con il quale l'Italia, gli altri paesi della zona euro e gli altri membri dell'UE (esclusi Regno Unito e Repubblica Ceca) si sono impegnati in un piano di contenimento del deficit e del debito pubblico e nell'adozione nelle Costituzioni nazionali del principio del pareggio di bilancio. 
Non mancano critiche sensate all'eccessiva rigidità delle regole del Fiscal Compact, ad esempio relativamente ai suoi effetti anticiclici in fase recessiva (quando si può verificare contemporaneamente un calo del gettito fiscale e un aumento automatico della spesa sociale, ad esempio per i sussidi di disoccupazione).
 Ma è evidente che una cosa è proporre legittimi correttivi per una maggiore flessibilità delle regole, altra cosa è chiedere la loro abolizione. Se ciò avvenisse, se cioè i paesi europei non fossero più vicendevolmente legati dal rispetto di vincoli di finanza pubblica, si arriverebbe rapidamente al disfacimento dell'unione monetaria per volontà dei Paesi più virtuosi. Non è da escludere che l'eventuale disgregazione avrebbe conseguenze nefaste anche per il mercato comune e i rapporti politici tra paesi europei.

Commento al punto 3 (Adozione degli Eurobond) – di Riccardo Puglisi, Università di Pavia @ricpuglisi

In poche parole gli Eurobond sarebbero titoli di stato emessi dall'Unione Europea stessa, per conto degli stati appartenenti all'area euro. Valgono le buone vecchie analogie con l'economia di tutti i giorni: perché mai dovrei mettermi d'accordo con un debitore spendaccione e farmi prestare i soldi con lui, se io sono molto più virtuoso, cioè restituisco i denari con una probabilità vicina alla certezza? 
Gli Eurobond sono possibili soltanto se vi sono regole che disciplinano le finanze pubbliche degli stati membri (vedi il punto precedente), altrimenti perché mai paesi virtuosi dovrebbero diventare nostri soci nel prendere a prestito?

Commento al punto 4 (Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune) – di Piercamillo Falasca, Strade @piercamillo

Il M5S propone praticamente un asse politico tra i Paesi meridionali dell'Unione Europea (Italia, Spagna, Grecia, Cipro e lo stato mediterraneo ad honorem, il Portogallo) allo scopo di "contrapporsi" alle realtà del centro e del nord del continente: una specie di alleanza degli ultimi della classe per continuare a non studiare. 
Si potrebbe anche pensare che si stiano evocando forme futuristiche di collaborazione politica tra le due sponde del Mediterraneo, l'Europa mediterranea e i paesi del Maghreb oggi in preda a forti tensioni socio-politiche. Nell'uno o nell'altro caso l'obiettivo sembra essere quello di stuzzicare le pulsioni anti-tedesche e "complottiste", introducendo anche in Italia quella retorica stracciona e rivendicazionista tipica di alcune realtà sudamericane nei confronti degli odiati "yankee".

Commento al punto 5 (Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio) – di Riccardo Puglisi, Università di Pavia @ricpuglisi

Un punto semi-decente, anche se piuttosto vago. Da molti anni si discute dell'idea di escludere gli investimenti pubblici dal computo del deficit, in quanto gli investimenti danno per definizione utilità per molti anni ed è dunque sensato finanziarli con il debito. Serve naturalmente un controllo deciso su che cosa venga qualificato come "investimento in innovazione", al fine di evitare furbate che consistono nel qualificare la qualunque come investimento in innovazione o in "nuove attività produttive".

Commento al punto 6 (Finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni) – di Giordano Masini, Strade @lavalledelsiele

Geniale: voi (europei) pagate e noi italiani consumiamo. Chissà perché nessuno ci aveva pensato prima! Si propone di destinare risorse comunitarie al finanziamento del protezionismo dei singoli stati, anche se non si specifica in quale forma questo dovrebbe avvenire. Naturalmente sarebbe contrario ai principi del mercato comune - ma sappiamo che questo non è argomento destinato a far breccia tra le fila del M5S - oltre che dannoso per i contribuenti e i consumatori, ovvero tutti noi che ci troveremmo a pagare prezzi più alti per prodotti equivalenti. 
In ogni caso non pare una misura particolarmente indicata per l'Italia, le cui produzioni non sono neanche lontanamente sufficienti a soddisfare il fabbisogno interno (per una banalissima questione di rapporto tra superficie agricola e popolazione - ma sono dettagli) e le cui eccellenze agroalimentari, vocate all'export, resterebbero vittime del protezionismo speculare degli altri stati. Praticamente, un sussidio alla zappa sui piedi.

Commento al punto 7 (Abolizione del pareggio di bilancio) – di Carlo Stagnaro, Istituto Bruno Leoni @carlostagnaro

L'obbligo di pareggio di bilancio è, in sé, una regola stupida. Ancora più stupido è il cervellotico modo in cui è stato introdotto nella Costituzione italiana. A ben vedere, però, tutte le regole sono un po' stupide: sennonché servono per prevenire comportamenti perfino più stupidi. Verso chi è virtuoso è ragionevole essere flessibili; verso chi, invece, è campione del vizio occorre la massima rigidità. E' vero in generale, ed è vero pure se si guarda a dimensione, tendenze e qualità della spesa pubblica italiana.
 I vincoli, per quanto ottusi, servono soprattutto a chi non ha dimostrato capacità di discernimento. L'Italia tra questi. Abolire l'obbligo di pareggio (e non il pareggio di bilancio, come curiosamente recita il settimo punto del M5S) equivale insomma a eliminare l'unico argine contro l'irresponsabilità della spesa pubblica. E' una richiesta in politichese di più spesa e più debito. Se un individuo è obeso, bisogna metterlo a dieta; non eliminare il divieto di grassi saturi.

martedì 12 novembre 2013

Berlusca ebreo, Letta Quisling?

Oggi il blog di Grillo dice tre cose giuste e due sbagliate.
Quelle giuste:
1) Letta (e prima di lui Monti e Tremonti) diventa ridicolo e inattendibile quando continua a posporre la "crescita" di anno in anno. Fino a pochi mesi fa la prevedeva a fine 2013. Ora a fine 2014. Monti vedeva l'«uscita dal tunnel» a fine 2012. Nel tunnel c'è finito lui.
2) Bisogna tagliare sprechi e furti, che valgono decine di miliardi annui (se non 100, come sostiene Grillo qui sotto).
3) Il "fiscal compact" va rinegoziato, perché insostenibile.

Quelle sbagliate:
1) Letta come Quisling. Grottesco paragonarlo al norvegese collaborazionista dei nazisti. Una sciocchezza come quella di Berlusconi che si paragona agli ebrei sterminati dai nazi.
2) Bisogna andare in deficit oltre il limite del 3% previsto da Maastricht. Non possiamo permettere ai politici di ricominciare con le spese clientelari del passato per comprare consenso (coi soldi nostri).
Ogni euro di spesa statale risparmiata va tolto dalle tasse. E' l'unico modo per non strangolare l'economia.  

Quisling, Letta e i nuovi collaborazionisti

Saccomanni, qualche tempo fa, si lasciò sfuggire una frase "Bisogna dire la verità agli italiani". Si riferiva allo sfascio economico. Poi è rimasto in silenzio, in attesa di essere cacciato dal governo. Da allora ogni giorno è in bilico. Nel frattempo Capitan Findus Letta racconta le sue menzogne agli italiani. Sposta sempre la linea della ripresa più in là, mentre il Paese sprofonda con bollettini quotidiani di guerra vera, di deserto delle aziende, degli investimenti. 


Questo doppio registro, l'Italia che viene distrutta dalla mancanza di una politica economica e le falsità di Letta propagandate dai giornali e dalle televisioni ha assunto ormai una dimensione grottesca, fumettistica. Letta interpreta una nuova parte della Commedia dell'Arte, il Mentitor Cortese. Ogni sua dichiarazione si è dimostrata falsa come un soldo bucato, ma lui, imperterrito, continua con le sue fandonie. Ora vede la luce nel 2013, ora un po' più in là, alla fine del 2014. 
Questa rappresentazione stucchevole di un ometto graziato dalla sorte e politico a carico dei contribuenti dalla nascita (non ha mai fatto altro nella vita, eoni fa, nel 1998 è stato ministro per le politiche comunitarie del governo D'Alema) ha però un suo significato, quello di garantire gli interessi dei nostri creditori internazionali, in primis la Germania. 
Non sarà sfuggito che Capitan Findus ha quasi speso più tempo all'estero dalla sua elezione che in Italia a farsi accreditare dalle segreterie internazionali. Come Rigor Montis prima di lui, Letta rappresenta l'assicurazione che l'Italia onorerà i debiti contratti dalle nostre banche attraverso la BCE e i rimborsi dei titoli pubblici e degli interessi. E' il novello Quisling italiano, il collaborazionista norvegese al servizio dei nazisti durante l'ultima guerra mondiale. Il suo è un governo fantoccio che rappresenta gli interessi di Stati stranieri e non dell'Italia.
 La cassa integrazione in deroga è al collasso, 350mila lavoratori sono senza sussidio da nove mesi. Le partite Iva sono crollate dal 2008 al giugno del 2013 di 400mila unità. Disoccupazione fuori controllo, debito pubblico esplosivo, chiusure di negozi e piccole e media imprese come se piovesse. Il disastro Italia assomiglia a un bombardamento quotidiano dove a una cattiva notizia ne succede una pessima. Quisling Letta non ha fatto nulla per risollevare il Paese. Gli ordini li prende dall'estero. E' un procuratore fallimentare che deve garantire i creditori. Quanto potremo andare avanti così? A venderci persino le spiagge? 
Due misure sono improrogabili. Vanno tagliati gli sprechi, le spese inutili che ammontano a circa 100 miliardi. Queste voragini nel bilancio dello Stato non possono però essere eliminate da chi ne gode i benefici, dai partiti e dai Letta, che appunto per questo vanno mandati a casa. 
Vanno rinegoziati con la UE il tetto del 3% che ci strangola, che va superato da subito per gli investimenti in attività produttive, ristrutturato il nostro debito, cancellati gli impegni impossibili assunti con il Fiscal Compactcon nuove tasse per 50 miliardi all'anno per vent'anni, una pazzia. Primum vivere, prima gli interessi nazionali.

giovedì 24 ottobre 2013

"Tributo di sangue all'Europa"

http://www.beppegrillo.it/2013/10/il_tributo_di_sangue_alleuropa.html?s=n2013-10-24

24 ottobre 2013
Oggi è iniziata la campagna elettorale per le Europee. Sul blog di Grillo appare questo testo, che nel titolo usa la parola "sangue". Quindi il M5s vuole uscire al più presto dall'Europa e dall'Euro: chi vorrebbe stare in un posto dove succhiano il sangue?
Ancora una volta, Grillo e Casaleggio decidono la linea del M5s da soli, senza alcun dibattito con la base (m.s.)

"IMU, IVA, TARSU, TASI, TARES, TRISE: termini ostici che il cittadino fatica a comprendere appieno. Eppure è su questi che si concentra la battaglia politica ed è su questi che si accendono continuamente i riflettori dei media. Ma ci sono altri termini, poco immediati, che nessuno conosce: in confronto ai primi hanno un impatto sulla nostra economia superiore anche di cento volte. Tuttavia, nessuno ne parla. Vengono nascosti nelle ultime pagine dei giornali e vengono trattati dal Parlamento senza che trapeli una sola discussione, una sola spiegazione, senza che vi sia apparentemente nessun confronto politico, né acceso né tenue. Sono contenuti nel dizionario di Bruxelles, quello del "Ce lo chiede l'Europa". Si chiamano MESLTROFiscal CompactRedemption Fund... Sono il frutto della religione dell'austerità, valgono centinaia di miliardi di euro, sottraggono ogni residuo di sovranità agli Stati che li fanno propri e condannano i governi a non poter investire nella spesa sociale e nell'economia reale.

Grazie al Fiscal Compact siamo condannati a trovare ogni anno 50 miliardi, tra tasse e tagli, per vent'anni. Grazie al MES abbiamo già pagato 15 miliardi di euro (che ora una organizzazione privata sta paradossalmente investendo in titoli tedeschi, finanziando l'economia di chi ci chiama "maiali") e ci siamo indebitati per altri 125 miliardi, solo per "tranquillizzare" i detentori esteri dei nostri titoli di Stato.
Cifre da capogiro, che da sole basterebbero a riavviare la nostra economia, a ridare fiato alle nostre imprese, a fare del nostro Paese uno Stato florido, a rendere inutili per qualche anno tasse come l'IMU e l'aumento dell'IVA. Eppure nessuno sa cosa siano. Nessuno ne è stato informato. Ogni dibattito è stato precluso. Abbiamo firmato assegni in bianco, che i destinatari possono compilare con qualunque cifra a piacimento, ma l'opinione pubblica viene costantemente dirottata altrove: ci costringono a fissare le briciole mentre il grosso della pagnotta viene divorata altrove.
Abbiamo fatto un giro per le strade per verificare quanto i cittadini ne sapessero di MES e Fiscal Compact. Il risultato (sconfortante) è quello che potete vedere nel video.
Di seguito, un breve compendio di facile comprensione. Imparatelo almeno voi.
MES - Meccanismo Europeo di Stabilità
Altrimenti detto Fondo Salva Stati. E' un trattato approvato nel luglio 2012, di cui i media hanno dato notizia con 5 righe e mezza a pagina 7 del giorno dopo, che ci ha impegnati a versare 15 miliardi di euro a un'organizzazione con sede a Lussemburgo a titolo di anticipo (finiti a finanziare il welfare tedesco), che ci ha inoltre impegnati a versare altri 125 miliardi di euro in caso di aggravamento della crisi, che ci ha poi impegnato a indebitarci illimitatamente, a discrezione del consiglio direttivo di un'organizzazione finanziaria sulla quale il nostro Parlamento, presente o futuro, non ha alcun controllo e neppure la facoltà di leggerne la produzione documentale interna. E in caso di necessità, ovvero nel caso chiedessimo di essere "salvati"? Il MES servirà unicamente a concederci il beneficio di poterci indebitare ulteriormente, prendendo a prestito soldi a tassi di mercato. Un'assicurazione, insomma, che prevede un premio ma che, in caso di sinistro, anziché pagarti i danni, ti dà il permesso di fare nuovi debiti per retribuire il carrozziere. 
Il MES è stato già giudicato incostituzionale dalla Germania, che ha così modificato il trattato rispetto a quello ratificato da noi (rendendo i conferimenti in denaro non più automatici ma dipendenti da una determinazione del Parlamento e autorizzando il Parlamento stesso a leggere i documenti prodotti a Lussemburgo). Il che rende conseguentemente il MES incostituzionale anche per noi, giacché rappresenta una limitazione di sovranità che avviene non più in condizioni di parità con gli altri stati membri, così come disciplina l'art. 11 della nostra Costituzione. Ma chissà: cambieranno anche quello (o quel che ne resta)?
Fiscal Compact
E' un trattato che introduce meccanismi di stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria, e che mira "a salvaguardare la stabilità di tutta la zona Euro". Il "patto" prevede che i Paesi che detengono un debito pubblico superiore al 60% del PIL rientrino entro tale soglia nell'arco di 20 anni. Siccome il nostro debito pubblico è superiore del 120% al nostro Pil, noi dovremo rientrare in vent'anni del 60%. Si parla di tagli o nuove tasse per 50 miliardi all'anno, giacché con il Pareggio di Bilancio, parte dello stesso trattato di stabilità (inserito nella Costituzione con una modifica trasversale e silenziosa all'articolo 81 avvenuta nell'aprile del 2012), non è possibile finanziare lo stato sociale o l'economia senza assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio. 
Anche il Fiscal Compact, secondo giuristi noti come l'ex Ministro delle Finanze Giuseppe Guarino, non sarebbe applicabile, poiché in contrasto con il Trattato sull'Unione, che recepisce il Trattato di Lisbona, il quale recepisce a sua volta il Trattato di Maastricht che fissa al 3% il parametro del deficit di bilancio. Nello stesso trattato che istituisce quello che in gergo viene appunto denominato "Fiscal Compact", si asserisce infatti chiaramente e in più punti: "il presente trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i trattati e il diritto europeo". Lo stesso Guarino definisce quindi il Fiscal Compact "frutto di trucchi, imbrogli, arbitri e illegalità"." M5S Senato