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lunedì 9 dicembre 2013

Incredibile: Ferrara pro Grillo

Giuliano Ferrara per "il Foglio", lunedì 9 dicembre 2013

L'ho soprannominato dottor Gribbels, quando se la prende con una giornalista e annuncia liste di proscrizione metaforiche non posso certo solidarizzare con lui. Aveva cominciato con Marianna Rizzini, del Foglio, che dà del suo movimento e delle sue bizzarrie un resoconto puntuale, divertente, equilibrato e sempre pieno di ironia sottile.
 
Dal palco patibolare di San Giovanni in Roma l'aveva additata alla pubblica esecrazione dei fans e in sostanza espulsa, del che ce ne siamo come sempre allegramente fottuti, perché non sta bene impancarsi a vittime, chiedere eccessive solidarietà, che per fortuna - oltre tutto - non sarebbero mai venute per un giornale di sprezzatura e contrarian come noi siamo.

Ma dopo l'attacco di Gribbels a Maria Novella Oppo, dell'Unità, si è scatenato il finimondo costituzionale, non c'è Presidente, Ordine professionale, collettivo pensoso di coglioni che non sia sceso in lotta contro l'indicibile Indice del comico genovese. Va bene. Tanta solidarietà a Maria Novella, che è pure amica di alcuni dei nostri giornalisti di sinistra.

Ma non me ne vorrà, l'illustre vittima della polizia politica di Gribbels, se le ricordo che è parecchio teppistella, che i suoi corsivi sono da sempre, specie in materia televisiva che è la sua microspecialità, la biada eccitante del peggior pregiudizio italiano, che fa un po' senso la sua propensione a dare dello stupido e del venduto al colto e all'inclita, basta che siano suoi nemici politici e di camarilla, e magari del giro di Berlusconi.
 
La Oppo ha sempre avuto un penchant ricambiato per il compianto re della serie B, Enzo Biagi. Lo sbandierava, e se ne lasciava coccolare. Lo sbandieramento era per il simbolo della giustizia, della sinistra, dei valori antichi e saldi del socialismo umanitario, e non sopportava distinzioni, spirito critico: era una cuginanza combriccolare più che un'amicizia.
 
Quella coterie milanese ha sempre avuto un tratto violento, una verbosità maramalda applicata a chiunque non fosse dello stretto giro di establishment dell'editoria bene e della professione che dipende (ahi quanto dipende!) ma si dice indipendente, che parteggia ma si dice vestale dell'opinione pubblica in una perfetta oggettività, che fa fazione e quattrini ma all'insegna di una presunta sobrietà che sarebbe sconosciuta ad altri che a loro. Essendo parecchio invecchiato, riconosco che un corsivetto su diciannove di quelli della Oppo si faceva leggere oltre la linea dell'insulto.
 
Ma aggiungo che non è valsa la pena di fare tutte quelle marachelle, di fiancheggiare il volgare giornalese alla Biagi con lo spirito di una indomita rivoluzionaria della penna, per poi finire tra i soprammobili del vittimismo nazionale.
 
Si può cercare di essere all'altezza della bassezza dei tempi (come dice il senatore Compagna), in amabile associazione con Aspesi&Biagi, e sputare veleno su chi era inviso a quelle divinità, va bene, niente di particolarmente deplorevole, la solita cultura facinorosa spacciata per autostima sociale del bel mondo della Madunina, ma quando un blog ti attacca non devi recitare la parte del simbolo della libertà di stampa, non diventi la Politkovskaia da tinello professionale per una critica un po' sapida di un tizio che manda affanculo la gente come si sveglia al mattino.
 
Via, un po' di stile, se non altro perché vieni dalla tradizione comunista, Maria Novella. Di' a tutte quelle confortanti e confortevoli autorità che con Gribbels sai sbrigartela da sola, e non ti rompano le scatole con le loro affettuosità autorevoli e pelose. Hai scritto di "un tale Pio Pompa che già nel nome riflette il miscuglio tra anima e porco", nel 1997. Sei una porcellina maramalda, mia cara, non una vittima e una testimone di libertà.

giovedì 24 ottobre 2013

Bordin, Lerner: "In alto i cuori"

http://www.ilfoglio.it/bordinline/261
http://www.gadlerner.it/2013/10/23/da-dove-viene-il-nuovo-motto-di-grillo


23 ottobre 2013

Sono un lettore attento dei comunicati del Movimento cinque stelle e in particolare di quelli di Beppe Grillo. Non lo dico per vantarmi, mi pagano anche per questo. Da un po’ di tempo avevo fatto caso che al termine dei proclami era sempre inserito uno slogan, un motto per incitare alla mobilitazione. Tecnica antica, un po’ retrò, se si vuole, ma che funziona sempre. “Al lavoro e alla lotta!”, si concludevano così i comizi del vecchio Pci e come lo diceva Occhetto, nessun altro. Oppure “Hasta la victoria siempre!” in calce al pamphlet di Che Guevara “Creare due, tre, molti Vietnam”. Ovviamente non solo a sinistra si usa questa tecnica. Nella messa in latino, al momento più solenne, l’officiante dice “Sursum Corda” ma non credo che Beppe Grillo sia un cultore della messa all’antica, e forse nemmeno del latino. Per questo quando ho visto che i suoi proclami si concludono da un po’ con il motto “In alto i cuori” non ho pensato alla messa ma a qualcosa di politico che però non mi veniva in mente, c’era solo un vago ricordo di risse universitarie. Così ho controllato. E’ il titolo italiano dell’inno delle Camicie Brune. “In alto i cuori, in alto i gagliardetti/ serriamo i ranghi è l’ora di marciar” eccetera. Mi sono informato meglio e ho trovato conferma che l’inno era in voga in anni passati. Chi l’avrà suggerito al “dottor Gribbels”? In ogni caso ho capito perché dice che se non ci fosse stato il M5s ci sarebbe stata Alba dorata. Si vede che qualcuno aveva già avuto la stessa idea.
di Massimo Bordin   –   @MassimoBordin